MONDRAGONE – Non un singolo episodio, ma una sequenza di incontri, dialoghi e riferimenti che, messi insieme, restituiscono agli investigatori l’immagine di un sistema di relazioni che prova a rimettersi in moto. È da qui che prendono forma le più recenti inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che stanno facendo luce su come alcuni esponenti storici della criminalità casertana, una volta tornati in libertà – dopo aver scontato lunghe condanne – abbiano ripreso a intrecciare rapporti e a muoversi secondo schemi già noti. Un quadro che negli ultimi anni è emerso in più procedimenti.
L’indagine che ha riportato in carcere Antonio Mezzero, boss di Brezza, aveva già evidenziato come l’uomo avesse riallacciato i contatti – direttamente o tramite emissari – con Elio Diana di Casal di Principe, figura di spicco dell’area Schiavone, con Pasquale Apicella detto ’o bellomm (arrestato di nuovo per mafia lo scorso dicembre), e con ambienti riconducibili agli Zagaria. Dinamiche analoghe erano emerse anche nelle inchieste su Aldo Picca, boss di Teverola, su Nicola Pezzella Palummiello e, prima ancora, nell’operazione del 2022 che colpì duramente il gruppo dei Bidognetti.
Lo stesso schema riaffiora ora nell’ultima indagine condotta dai carabinieri, che ha portato al fermo – poi convalidato dal gip – di Giovanni Di Gaetano (a destra), esponente mafioso attivo nell’area calena e accusato di estorsione ai danni di un commerciante del settore orafo, con il supporto di più complici.
Seguendo i movimenti e le frequentazioni di Di Gaetano, gli investigatori hanno documentato una serie di incontri avvenuti all’interno della sua abitazione di Pastorano. Tra le persone che si sono recate da lui figura Luigi Fragnoli (a sinistra), fratello del boss di Mondragone Giacomo Fragnoli. Un incontro che assume un peso particolare perché captato integralmente grazie a intercettazioni ambientali audio.
Dalle conversazioni emerge un rapporto consolidato e confidenziale. Il 27 maggio scorso Di Gaetano riceve Fragnoli per una visita personale. Nel corso del dialogo, è Di Gaetano a chiedere la disponibilità a reperire due giovani che, in prossimità del Natale, avrebbero dovuto eseguire una spedizione punitiva collegata alla vicenda estorsiva. Fragnoli manifesta piena disponibilità, arrivando a sostenere che l’azione avrebbe potuto essere compiuta anche nell’immediato, salvo poi prendere atto della scelta di rinviare tutto alle festività natalizie.
Il 2 luglio successivo, in un nuovo incontro, i due tornano sull’argomento. Di Gaetano precisa che l’azione sarebbe dovuta avvenire circa dieci giorni prima di Natale. Fragnoli risponde in maniera affermativa e Di Gaetano delinea con chiarezza la linea operativa: attendere la vittima fuori dall’attività commerciale e colpirla con finalità estorsive, esplicitando anche l’obiettivo economico dell’aggressione.
Nel corso della stessa conversazione, Fragnoli chiede notizie sulle condizioni di salute di ‘zio Alfonso’, identificato dagli investigatori in Alfonso Cacciapuoti (al centro), di Grazzanise, storico capozona del clan dei Casalesi sul Basso Volturno, tornato in libertà nel 2023 dopo una lunga detenzione, e di ‘Tonino’, cioè Antonio Mezzero (dall’ottobre del 2024 in di nuovo carcere). Un passaggio che, per chi indaga, conferma la persistenza di un circuito relazionale che coinvolge figure di primo piano della camorra casertana.
Prima di congedarsi, Fragnoli introduce un ulteriore tema: la presenza, nel comune di Mondragone, di diverse ditte impegnate nella manutenzione stradale e nel rifacimento dell’asfalto. Dice di voler capire se tali imprese fossero già state ‘avvicinate’ o se non avessero ancora ricevuto richieste estorsive, aggiungendo che si trattava di ditte riconducibili all’area di Casal di Principe. Fragnoli ipotizza la possibilità di ‘guadagnare qualcosa di soldi veramente’, precisando però che, prima di qualsiasi passo, sarebbe stato necessario parlarne con ‘zio Alfonso’. Di Gaetano si mostra interessato, ma concorda sulla necessità di un confronto preliminare.
Sia Luigi Fragnoli sia Alfonso Cacciapuoti non risultano indagati nel procedimento che, lo scorso dicembre, ha portato all’arresto di Giovanni Di Gaetano per estorsione. In particolare, per quanto riguarda Cacciapuoti – tirato in ballo nel corso delle conversazioni da Fragnoli come possibile interlocutore – allo stato dell’indagine, almeno per la parte dell’inchiesta finora resa nota, non emergono azioni, iniziative o condotte operative riconducibili al boss di Grazzanise. Il suo nome emerge solo come riferimento evocato nel dialogo intercettato. Resta tuttavia, per gli investigatori, il dato di contesto che emerge dal summit: uomini tornati in libertà che continuano a confrontarsi, a richiamare figure storiche e a ragionare secondo schemi mafiosi, mantenendo vivi rapporti e prospettive criminali. Un quadro che sarà ora oggetto di ulteriori approfondimenti per verificare se, oltre alle parole captate, vi siano stati comportamenti concreti riconducibili a nuove attività illecite.
Luigi Fragnoli era stato arrestato alcuni mesi fa con l’accusa di aver contribuito a un raid armato contro l’abitazione di una donna, episodio violento legato a motivi sentimentali che coinvolgevano un suo amico; di recente ha ottenuto il divieto di dimora.
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