NOMI E FOTO. Casalesi, i guadagni del clan distribuiti agli affiliati: l’Antimafia chiede 9 misure cautelari

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Augusto Bianco, Anna Cammisa e Daniele Corvino

CASAL DI PRINCIPE – L’operatività del clan dei Casalesi, le estorsioni, il business del noleggio auto, il traffico di droga e i proventi delle attività illecite destinati ai familiari dei mafiosi detenuti. È questo il quadro tracciato dall’inchiesta dei carabinieri che aveva portato la Direzione distrettuale Antimafia di Napoli a chiedere 29 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati. Lo scorso dicembre, però, il
gip Nicola Marrone aveva disposto solo cinque arresti: quello di Pasquale Apicella, detto ’o bellomm, accusato – ancora una volta – di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, estiorsione e spaccio, e quello di altri quattro soggetti ritenuti parte di un’organizzazione attiva nel traffico di stupefacenti tra le province di Napoli e Caserta: Giuseppe Alfano, Giovanni Cortese ‘o cavallaro, Mario Cortese e Domenico Fontana ‘o malese. Una decisione che non ha convinto i pm Simona Belluccio e Vincenzo Ranieri, coordinatori dell’attività investigativa dell’Arma, che hanno presentato appello al Tribunale del Riesame: in rappresentanza della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, hanno chiesto di rivalutare la custodia cautelare per 9 dei 24 indagati rimasti in libertà.

Nel mirino dell’Antimafia ci sono Vincenzo Cantiello e la sorella Maria Giuseppa Cantiello, moglie di Apicella; Salvatore Cantiello Carusiello e la consorte Anna Cerullo; la coppia formata dal boss Augusto Bianco e Anna Cammisa; Daniele Corvino e Silvana Panaro; oltre a Luigi Corvino. Secondo la Dda, la moglie di Apicella e il cognato di quest’ultimo, Vincenzo Cantiello, avrebbero partecipato alle attività del clan come esecutori delle direttive impartite dal boss, occupandosi dei business illeciti: estorsioni, truffe, commercio di banconote false e traffico di droga. A Salvatore Cantiello e ad Anna Cerullo, così come ad Anna Cammisa e ad Augusto Bianco, viene contestata la ricettazione aggravata dalla finalità mafiosa per aver ricevuto periodicamente denaro – o, in alternativa, abiti e beni di prima necessità – proveniente dalle attività criminali gestite da Apicella. A consegnare questo ‘sostegno’ sarebbe stata Maria Giuseppa Cantiello (che rischia la misura cautelare anche per ricettazione). Per Luigi Corvino, invece, l’accusa è di tentata estorsione: secondo la Dda si sarebbe rivolto ad ‘o bellomm per ottenere il suo intervento nel recupero di un credito vantato da un imprenditore per la fornitura di materiale edile. Tutti gli indagati, va ricordato, sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva. Al momento, i nove per i quali l’Antimafia ha proposto appello restano a piede libero, in attesa delle decisioni del Riesame.

Vincenzo Cantiello, Maria Giuseppa Cantiello e Salvatore Cantiello
Anna Cerullo e Silvana Panaro
Augusto Bianco, Anna Cammisa e Daniele Corvino

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