NOMI E FOTO. Ragazzina rapinata del cellulare, presi un calciatore ex Pomigliano e la compagna

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Salvatore Ruggiero e Concetta Matteucci

MARIGLIANO – E’ una storia che va raccontata partendo da un principio imprescindibile: le persone coinvolte sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva. Ma è anche una vicenda che scuote, perché mette insieme paura, giovanissima età della vittima e un epilogo che riaccende il dibattito sulla sicurezza quotidiana. Siamo a Marigliano, è sera. Le strade sono illuminate dalle luci artificiali e una ragazza di appena 14 anni sta passeggiando, lo smartphone tra le mani come accade ormai a tanti adolescenti. Un gesto abituale, apparentemente innocuo. In pochi istanti, però, la normalità si trasforma in terrore. Un uomo e una donna si avvicinano. Non c’è discussione, non c’è preavviso. Il gesto è rapido, violento nella sua semplicità: il telefono viene strappato dalle mani della minorenne. Bastano pochi secondi. I due si allontanano di corsa, puntando verso la zona della Circumvesuviana, convinti forse di far perdere le proprie tracce. La ragazza urla. E’ un grido di paura e di aiuto che rompe il silenzio della sera. Quelle urla vengono ascoltate dai carabinieri di Marigliano, che si trovano poco distanti. La risposta è immediata. I militari si mettono sulle tracce dei fuggitivi e li raggiungono nel giro di poco tempo, proprio nei pressi della stazione ferroviaria.

L’uomo e la donna vengono fermati. Lo smartphone viene recuperato e restituito alla 14enne, che può finalmente riabbracciare il padre e la madre, ancora scossi per l’accaduto. Per lei resta lo spavento, per fortuna senza conseguenze fisiche, ma con un segno che difficilmente si cancella in fretta. I due fermati vengono identificati: si tratta del 41enne Sebastiano Ruggiero, residente a Cicciano, e della 24enne Concetta Matteucci, detta Tina, residente a Comiziano. Sono legati sentimentalmente. Dopo le formalità di rito, vengono arrestati e trasferiti in carcere, dove dovranno rispondere dell’accusa di rapina impropria.

La vicenda assume contorni ancora più complessi se si guarda al passato di Sebastiano Ruggiero. Un nome che, per molti appassionati di sport, è legato al mondo del calcio. Attaccante di razza, soprannominato “Il Cobra”, Ruggiero ha vissuto per anni con il pallone come compagno di strada. Una carriera lunga, fatta di campi polverosi e maglie importanti tra Serie D ed Eccellenza, indossate in diverse piazze italiane: dalla Scafatese al Pomigliano, dall’Olympia Agnonese alla Lupa Frascati, passando per Castel San Pietro, Campobello, Real Montecchio, Viribus Unitis, Gaeta, Isernia e molte altre realtà del calcio dilettantistico, come il Pomigliano.

Nel suo percorso sportivo c’è anche un incrocio che racconta un talento coltivato da giovanissimo: quando era a Bologna, ancora adolescente, Ruggiero è stato allenato prima da Stefano Pioli nella categoria Allievi e poi da Walter Mazzarri nella Primavera, due tecnici che
avrebbero poi scritto pagine importanti del calcio italiano che conta. Un passato che oggi stride con il presente e che rende la vicenda ancora più amara. Ora la parola passa all’autorità giudiziaria, chiamata a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità.

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