Fico taglia il nastro al ‘Cardarelli’ e boccia la gestione dell’era De Luca

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Roberto Fico al "Cardarelli"
Roberto Fico al "Cardarelli"

CASERTA – Inaugurare le opere fatte da altri è la normalità per un nuovo amministratore pubblico, appena eletto dai cittadini. Di solito, quando avviene, si cerca di evitare di attaccare chi le opere le ha realizzate. Roberto Fico ha deciso di fare diversamente. Ieri il neo presidente della Regione Campania ha inaugurato il restyling del padiglione monumentale dell’ospedale Cardarelli (atteso per decenni), un’opera progettata, finanziata e realizzata sotto la precedente amministrazione regionale guidata da Vincenzo De Luca. Fico, però, ha usato parole durissime riferendosi a come il comparto è stato gestito in passato. Quando afferma che “nella medicina i partiti devono uscire” e che “da ora in poi vanno avanti solo il merito e i curriculum, non chi vota qualcuno”, il messaggio appare come un attacco diretto al sistema di gestione della sanità campana degli ultimi anni, segnato – nelle sue parole – da interferenze politiche che lui promette di archiviare. Una dichiarazione che pesa come una linea di demarcazione netta con il passato, pronunciata però mentre si taglia il nastro di un’opera ereditata proprio da quella stagione politica.

Al suo fianco, in modo costante e visibile, c’è il suo principale sponsor istituzionale, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, onnipresente nelle uscite pubbliche regionali di Fico ma molto meno assiduo frequentatore dell’aula del Consiglio comunale. Nel merito, il governatore rilancia le priorità della sua agenda sanitaria: rafforzamento della medicina territoriale per ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso, abbattimento delle liste d’attesa, contrasto alle aggressioni al personale sanitario attraverso un potenziamento del front office e nuovi modelli organizzativi regionali, oltre all’obiettivo dichiarato di uscire dal piano di rientro, tema già affrontato nei primi contatti con il ministro della Salute Orazio Schillaci. Sul fronte strutturale, Fico definisce quella del Cardarelli “una giornata importante per la funzionalità e l’accoglienza”, sottolineando il valore di un vero punto informativo per cittadini e pazienti, elemento spesso assente nei grandi ospedali del
Sud. I lavori inaugurati riguardano il restyling dell’edificio monumentale di accesso, con un investimento complessivo di 2,8 milioni di euro: recupero conservativo del palazzo storico concordato con la Soprintendenza, restauro dei mosaici dell’atrio, installazione di una vetrata di 11 metri a protezione degli spazi di accoglienza, realizzazione di un nuovo desk info point per orientamento e presa in carico del pubblico, oltre agli interventi nel salone “Salvatore Moriello” con il recupero dei mosaici dei corridoi, degli infissi e dei lampadari originari.

A ricordare la genesi e il valore dell’intervento è il direttore generale Antonio D’Amore, che parla di un recupero atteso da 92 anni, reso possibile anche grazie a fondi risalenti al 2006 e a un lavoro di competenza e collaborazione istituzionale, e che lancia un allarme sul futuro: senza il Pnrr e senza lo sblocco nazionale delle assunzioni, tecnologia e percorsi assistenziali rischiano di non reggere l’urto delle nuove esigenze. In questo scenario, la prima uscita ufficiale di Fico al Cardarelli si carica così di un significato chiaro: l’avvio di una stagione politica che, pur inaugurando opere del passato, rivendica una rottura netta nei metodi, nei criteri di gestione e nel rapporto tra sanità e politica. Resta da vedere come la prenderanno quelli che sono al suo fianco, tra giunta e Consiglio, e che di quella stagione sono stati protagonisti in prima linea.

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