TEHERAN – Le proteste in Iran contro il regime raggiungono oggi il traguardo delle due settimane, nonostante la repressione e le misure di controllo imposte dalle autorità. Con Internet bloccato e le linee telefoniche interrotte, ottenere notizie dirette dall’interno del Paese è diventato sempre più difficile. Tuttavia, secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency (Hrana), il bilancio delle vittime è salito a 203, di cui 162 manifestanti e 41 membri delle forze di sicurezza, mentre si teme che le cifre reali possano essere ancora più alte. Il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha annunciato un imminente giro di vite, ignorando gli avvertimenti degli Stati Uniti, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha minacciato che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un “nemico di Dio”, un reato punibile con la pena di morte. Almeno 3.280 persone sono state arrestate finora, secondo Hrana, un’organizzazione con sede negli Stati Uniti che si avvale di attivisti sul territorio iraniano per confermare le informazioni. Nonostante i blocchi della rete, molti cittadini iraniani sono riusciti a connettersi a Internet grazie a Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk. Andrea Stroppa, referente italiano di Musk, ha condiviso sui social immagini di cittadini iraniani connessi alla rete, mostrando foto della bandiera iraniana dell’epoca dello scià e del presidente Donald Trump che fa il segno della vittoria.
“Qualcuno in Italia lo ha definito un ‘corsaro’, ma per chi è oppresso, Musk rappresenta libertà e coraggio”, ha scritto Stroppa. Il vicepremier italiano Matteo Salvini ha commentato la vicenda sui social: “Dalla parte di chi, a costo della propria vita, lotta per la libertà, troppo a lungo soffocata dal brutale regime islamico degli ayatollah”. La tv di Stato iraniana ha cercato di minimizzare la portata delle proteste, mostrando solo manifestazioni filo-governative a Qom e Qazvin e trasmettendo funerali dei membri delle forze di sicurezza uccisi. Ali Larijani, alto funzionario della sicurezza, ha accusato alcuni manifestanti di “uccidere o bruciare delle persone”, paragonando le azioni all’operato dell’Isis. Video diffusi online, probabilmente tramite Starlink, mostrano invece grandi cortei nelle strade di Teheran e Mashhad, e manifestanti che nel quartiere di Punak sventolano i telefoni cellulari accesi, battono su superfici metalliche e sparano fuochi d’artificio. Altre riprese documentano marce pacifiche lungo le strade e automobilisti che suonano i clacson in segno di protesta. Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre, rappresentano una delle più importanti ondate di dissenso contro il regime iraniano degli ultimi anni, alimentate dall’insoddisfazione verso le condizioni economiche, le restrizioni politiche e la repressione sistematica delle libertà civili. Nonostante i tentativi delle autorità di soffocare le proteste, i cittadini continuano a trovare strumenti tecnologici per connettersi al mondo esterno e far sentire la propria voce.






















