Duplice omicidio Riccio-Gagliardi nella faida tra Scissionisti, ergastolo annullato a Cortese

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La tabaccheria e Giovanni Cortese

NAPOLI – Duplice omicidio Riccio-Gagliardi. Ergastolo annullato dalla Corte di Cassazione per Giovanni Cortese detto ’o cavallaro, considerato uno storico esponente del clan Di Lauro. In primo e in secondo grado Cortese era stato condannato al carcere a vita. Ora i giudici hanno accolto le tesi degli avvocati difensori Claudio Davino e Valerio Spigarelli, che hanno dimostrato alcuni errori nella sentenza d’appello. Cortese era stato già condannato in via definitiva nei tre gradi di giudizio. Poi gli avvocati hanno presentato un ricorso straordinario per errore di fatto, che riguarda le dichiarazioni dei pentiti. Ora il processo ritornerà in Cassazione, ma in un’altra sezione. In sostanza si ripeterà la discussione in Cassazione. Una volta depurata dall’errore, si avrà la decisione finale dei giudici. La sentenza prevista per fine febbraio. E’ un processo che si basa su molte dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come Pietro Esposito, Gaetano Conte e Salvatore Tamburrino. Ma non sono gli unici. Riavvolgiamo il nastro. Il duplice omicidio avviene nel 2004 nel pieno della faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti, che avevano deciso di staccarsi e diventare indipendenti.

Era il 21 novembre, quando poco dopo le 10 del mattino, un commando armato fece irruzione nella tabaccheria in via Salvatore Di Giacomo.
L’obiettivo designato, come con- fermato successivamente dai pentiti, era Domenico Riccio, vicino agli Abbinante. L’agguato si trasformò in una strage: sotto il fuoco dei sicari cadde non solo Riccio, ma anche l’incolpevole titolare dell’attività, Salvatore Gagliardi. Sul luogo del delitto i carabinieri repertarono quattro bossoli calibro 9×21 e sei ogive. Il duplice omicidio è stato ricostruito negli anni con il contributo di diversi collaboratori di giustizia, come Salvatore Tamburrino e Rosario Guarino.

Le loro deposizioni ricostruiscono il “summit” decisionale e l’esecuzione del delitto di Domenico Riccio, ucciso nel novembre 2004 all’interno della tabaccheria. Salvatore Tamburrino, ex braccio destro di Marco Di Lauro, ha descritto un incontro chiave avvenuto nel rione noto come Terzo Mondo. Racconta che attorno al tavolo sedevano i vertici della cosca. L’ordine fu perentorio: eliminare chiunque fosse legato agli Scissionisti. Quando emerse il nome di Riccio, indicato come il tesoriere degli Abbinante nel Monterosa, Salvatore Petriccione (detto ’o marenaro) si offrì volontario: “Ce la vediamo noi”, avrebbe detto, riferendosi al suo gruppo di fuoco.

Il giorno successivo, Petriccione tornò da Cosimo per confermare l’avvenuto omicidio: “Hai visto? Abbiamo risolto”. Fin qui arriva la ricostruzione del pentito. Poi ci sono le rivelazioni di Rosario Guarino. A completare il quadro investigativo sono proprio le dichiarazioni di Guarino, ritenuto un ex della Vanella Grassi. Guarino sposta l’attenzione sui contrasti interni al gruppo di fuoco. Il movente, confermato anche da Guarino, era puramente strategico: Riccio doveva morire perché vicino al boss Raffaele Ab- binante, figura di spicco della scissione dai Di Lauro.

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