NOMI E FOTO. Furti e cavalli di ritorno: 8 arresti. Sono di Marigliano, Brusciano, Castello di Cisterna e Striano

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Francesco Grassi, Gennaro Corvino e Giosuè Esposito

MARIGLIANO – All’alba è calato il sipario su un sistema criminale rodato, cinico e organizzato, capace di trasformare il furto d’auto in un vero e proprio strumento di estorsione. I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di otto persone, ritenute gravemente indiziate di far parte di un gruppo dedito ai furti di autovetture e al cosiddetto “cavallo di
ritorno”: l’auto sparisce, poi arriva la telefonata e la richiesta di denaro per riaverla. Il provvedimento, emesso dal gip Alessandra Zingales
del Tribunale di Nola su richiesta della Procura, ha disposto quattro arresti in carcere e quattro ai domiciliari. In cella sono finiti Gennaro
Corvino, 43 anni, Agostino Galasso, 44 anni, Angelo Pio Esposito, 23 anni, Francesco Grassi, 33 anni. Ai domiciliari invece Michele La Gala, 37 anni, Nunzio Bocia, 59 anni, Giosuè Esposito, 50 anni, e Stanislao Emolo, 31 anni. Gli indagati sono di Marigliano, Brusciano, Castello di Cisterna e Striano. Le indagini, coordinate dalla Procura di Nola e condotte dalla Sezione Operativa dei carabinieri di Castello di Cisterna, hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’operatività del gruppo.

Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero messo a segno furti mirati di auto, selezionando con attenzione luoghi e vittime, per poi
contattare i proprietari e pretendere somme di denaro in cambio della restituzione dei veicoli. Sono sei i furti attribuiti all’organizzazione e sei gli episodi di “cavallo di ritorno” documentati, tra tentativi ed estorsioni andate a segno. Nel corso dell’inchiesta, i militari hanno arrestato
quattro persone in flagranza di reato, recuperato sette auto già riciclate con targhe clonate e individuato officine meccaniche compiacenti, utilizzate come snodi per il riciclaggio dei veicoli o per lo smontaggio e la rivendita delle parti. Ma c’è un aspetto che rende questa vicenda
ancora più amara. Molte delle auto rubate erano parcheggiate nei pressi dell’ospedale di Nola e della clinica Trusso di Ottaviano.

Appartenevano a pazienti ricoverati o ai loro familiari, persone impegnate in lunghe cure mediche, per le quali quell’automobile rappresentava spesso l’unico mezzo per affrontare visite, terapie e trasferimenti quotidiani. Un dettaglio che restituisce tutta la spietatezza
di un sistema criminale che non risparmiava nessuno, neppure chi già stava vivendo una condizione di fragilità. Per la Procura non si è trattato di episodi isolati, ma di un’attività organizzata e continuativa, portata avanti con ruoli ben definiti e con una rete di appoggi logistici. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e accertare se vi siano altri episodi riconducibili allo stesso gruppo.

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