CAIVANO – C’è un fiume silenzioso che scorre tra le province di Napoli e Caserta, ma non è fatto d’acqua. E’ un flusso costante di sacchi neri, pesanti, carichi di scarti tessili che, notte dopo notte, hanno trasformato la Strada Vicinale dei Regi Lagni in un monumento al degrado. Quello che sembrava un fenomeno di inciviltà isolata si è rivelato, grazie alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Alberto Della Valle della Procura di Napoli Nord, un vero e proprio ‘sistema’ di smaltimento illecito, culminato in un decreto di sequestro preventivo d’urgenza. Al centro dell’inchiesta tre nomi: Armando Derbini, 64 anni di Casandrino, e i due esecutori materiali, Adrian Cristea (23 anni) e il giovanissimo Adrian Ilie Ratoi (18 anni), entrambi di nazionalità rumena. Tutto parte da Grumo Nevano, in un garage di viale della Rimembranza. E’ qui che Derbini aveva allestito – secondo la Procura – il suo quartier generale. Non un opificio, non una fabbrica, ma un centro di stoccaggio abusivo. Secondo la ricostruzione del Nipaaf della Guardia Forestale di Napoli, Derbini fungeva da ‘collettore’.
Con il suo Citroen Berlingo, faceva la spola tra diversi opifici industriali della zona – tra Sant’Arpino, Grumo Nevano e Frattaminore – raccogliendo i ‘ritagli’, gli scarti di lavorazione che per le aziende rappresentano un costo di smaltimento oneroso. Invece di seguire la filiera legale, i sacchi finivano nel garage di Derbini. Quando il garage era pieno, entrava in gioco la seconda fase del piano. Al calar del sole, un furgone Ford Transit bianco, con targa bulgara, faceva la sua comparsa davanti al garage. Alla guida c’era quasi sempre Adrian Cristea, con il giovanissimo Ratoi al fianco. Gli investigatori, appostati nell’ombra o aiutati dai droni, hanno documentato una “staffetta” metodica. Derbini usciva dal cancello, controllava che la strada fosse libera, dava il segnale. Il furgone entrava in retromarcia, caricava decine di sacchi e ripartiva verso Caivano. In una sola serata sono stati contati fino a tre viaggi consecutivi. In sette settimane, la stima è vertiginosa: oltre 430 sacchi sversati illegalmente. Per incastrare il gruppo, i militari del Nipaaf hanno utilizzato ogni mezzo tecnologico a disposizione: tracciatori Gps installati sotto i furgoni, fototrappole nascoste nella vegetazione e persino droni per le riprese dall’alto. Le immagini depositate agli atti sono inequivocabili. Si vedono Cristea e Ratoi che, giunti nelle campagne isolate di Caivano, aprono i portelloni del Transit e lanciano i sacchi direttamente nell’alveo dei Regi Lagni o ai margini della carreggiata.
Movimenti rapidi, coordinati, tipici di chi ha fatto di quel crimine una routine lavorativa. In alcuni casi, i rifiuti abbandonati venivano dati alle fiamme per “fare spazio” ai nuovi carichi, sprigionando nubi tossiche che hanno ammorbato l’aria dell’intero comprensorio. L’inchiesta non si ferma ai trasportatori. Il decreto del pm punta il dito anche contro i gestori degli opifici – in corso di identificazione – che avrebbero “ceduto” i rifiuti a Derbini pur sapendo che l’uomo non possedeva alcuna autorizzazione né iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali. Un patto criminale che consentiva alle aziende di risparmiare sui costi e ai tre indagati di intascare somme di denaro “sporco” per ogni carico sversato. Quella strada vicinale è stata un cimitero di stoffe, tubi al neon, cartongesso e rifiuti pericolosi. Le indagini ancora in corso sono il primo passo per cercare di bonificare non solo il territorio, ma anche un tessuto economico locale che, per troppo tempo, ha preferito il profitto al rispetto della terra.
I reati contestati vanno dall’attività di raccolta e trasporto illecito di rifiuti fino alla realizzazione di una vera e propria discarica abusiva in concorso. Per Caivano e i comuni limitrofi, l’ennesima ferita in un territorio già troppo martoriato dai crimini ambientali. Il pm ha disposto il sequestro preventivo di due veicoli, del garage in viale della Rimembranza e di sette opifici e aree industriali a Grumo Nevano, Sant’Arpino e Frattaminore. I sequestri comprendono tutti i locali, le aree pertinenziali, i macchinari utilizzati per la triturazione o produzione di scarti tessili e i materiali di imballaggio destinati ai sacchi di rifiuti. La custodia giudiziale dei veicoli e degli opifici è stata affidata ai rispettivi depositari o gestori/ amministratori delle attività.






















