S. CIPRIANO D’AVERSA – È una sentenza destinata a far discutere quella pronunciata ieri dalla Corte d’appello di Napoli, che ha assolto Agostino Veneziano dall’accusa di omicidio per la morte di Emanuele Di Caterino, il 13enne originario di San Cipriano ucciso con una coltellata alla schiena il 7 aprile 2013 ad Aversa durante una lite tra giovanissimi. I giudici partenopei hanno accolto la richiesta della Procura generale, riconoscendo la legittima difesa dell’imputato, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. Alla lettura del dispositivo l’aula è esplosa. La madre di Emanuele, Amalia Iorio, ha urlato la propria disperazione contro i giudici, parlando di una decisione ingiusta e accusando la difesa di aver protetto chi, a suo dire, ha tolto la vita a suo figlio. Parole dure, cariche di rabbia e dolore, che hanno rotto il silenzio formale del processo e restituito tutta la tensione di una vicenda che dura da quasi tredici anni. Una tensione che non si è mai sciolta lungo un percorso
giudiziario segnato da verdetti contrastanti.
In primo grado Veneziano era stato condannato a 13 anni di carcere, poi ridotti a 10 in appello. Nel 2023 la Cassazione aveva annullato la sentenza con rinvio. Un nuovo processo di secondo grado si era concluso con una condanna a 8 anni, ma anche quel verdetto era stato cancellato nel 2024, con la richiesta degli ‘ermellini’ approfondire in modo più puntuale la sussistenza della legittima difesa. Proprio su questo punto si concentra la distanza tra la decisione dei giudici e la posizione della famiglia della vittima. Secondo i legali della madre, Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito, l’autopsia racconta una dinamica diversa: Emanuele sarebbe stato colpito alle spalle, con un fendente dall’alto verso il basso, quando non rappresentava più un pericolo. Elementi che, per la parte civile, rendono incompatibile il riconoscimento della legittima difesa.
Contestata anche la versione sull’arma, inizialmente indicata come trovata a terra e poi ricondotta alla disponibilità dell’imputato. Dalla stessa notte del 7 aprile 2013 erano nati due procedi- menti distinti: quello per l’omicidio di Emanuele Di Caterino e quello per il tentato omicidio e le lesioni ai danni di quattro amici del ragazzo, colpiti durante l’episodio. In quest’ultimo filone Veneziano era già stato assolto per legittima difesa, elemento che ha pesato anche nel giudizio concluso ieri. Con la sentenza di assoluzione, la Corte dappello chiude formalmente uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria campana degli ultimi anni. Ma fuori dall’aula resta lo strappo profondo di una madre che, ancora una volta, sente di non aver avuto giustizia per il figlio ucciso a soli tredici anni.





















