Sequestrato ‘Napolitano Store’ per frode fiscale: sigilli all’intero complesso aziendale del tiktoker

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Angelo Napolitano
Angelo Napolitano

CASALNUOVO – Sigilli alle vetrine, conti sotto la lente e una storia social che si intreccia con accuse pesantissime. Finisce sotto sequestro preventivo l’intero complesso aziendale riconducibile ad Angelo Napolitano (nel tondo), 47 anni, l’imprenditore-tiktoker diventato celebre con il marchio “Napolitano Store”, noto sul web per la vendita di prodotti di elettronica a prezzi estremamente competitivi. A eseguire il provvedimento sono stati i militari del Nucleo di polizia economico-tributaria della guardia di finanza di Napoli, su disposizione del gip Raffaele Muzzica del Tribunale di Nola. Nel mirino una società con sede a Casalnuovo, attiva nel commercio di elettrodomestici e telefoni cellulari, ritenuta – secondo l’accusa – il perno di un articolato e reiterato sistema di frode fiscale. Non si tratta, però, di un fulmine a ciel sereno. Napolitano era già finito nei guai con la giustizia il 17 settembre, quando la stessa società di Casalnuovo, la ‘Am Distribution’ venne colpita da un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di circa 5 milioni e 700 mila euro. Una misura pesante, confermata anche dal Tribunale del Riesame, che portò al sequestro di beni di lusso, tra cui uno yacht di 16,5 metri, formalmente intestato a terzi ma ritenuto nella disponibilità dell’imprenditore.

Secondo la Procura, però, quel primo intervento non avrebbe fermato l’attività. Anzi. Nonostante i sigilli e l’indagine in corso, Napolitano avrebbe continuato a promuovere i suoi prodotti sui social, in particolare su TikTok, attirando clienti con offerte dai prezzi “significativamente
competitivi”. Un vantaggio che, per gli inquirenti, sarebbe stato reso possibile da un meccanismo ben collaudato. Ai clienti, infatti, veniva proposto il pagamento in contanti, accompagnato dal rilascio di “una bolletta priva di validità fiscale, elaborata con un apposito software gestionale, in cui viene indicato il codice Imei del telefonino venduto, così da giustificare l’uscita dal magazzino della merce, monitorare le
vendite al pubblico e assicurare alla clientela l’eventuale sostituzione dei prodotti”. Un documento che, pur rassicurando l’acquirente, non avrebbe avuto alcun valore ai fini fiscali. Ma il cuore dell’accusa va ancora più a fondo. La società, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe “continuato a dissimulare le vendite ‘in nero’ effettuate a privati consumatori, emettendo fatture false senza applicazione dell’Iva (in regime di ‘reverse charge’) nei confronti di società cartiere”. In questo modo, “le vendite al dettaglio per cui si deve applicare l’aliquota Iva ordinaria sono state mascherate come vendite all’ingrosso, effettuate senza applicazione dell’imposta”. Un sistema che, sempre secondo la Procura, sarebbe stato portato avanti in maniera sistematica, tanto da convincere il gip ad adottare una misura ancora più drastica.

“Il protrarsi della condotta – si legge in una nota stampa della Finanza – ha indotto il gip a emettere un sequestro impeditivo dell’intera attività aziendale, in quanto ritenuta sistematicamente finalizzata alla realizzazione di profitti illeciti mediante condotte integranti reati tributari”. Mentre le fiamme gialle apponevano i sigilli, la vicenda continuava a vivere anche sui social, lo stesso palcoscenico che aveva contribuito al successo dell’imprenditore. E’ proprio su TikTok che Napolitano ha commentato il nuovo provvedimento, rivolgendosi direttamente ai suoi follower: “Avete saputo la notizia. Va bene, supereremo anche questa. Abbiamo avuto una chiusura di 15 giorni ma restiamo a completa disposizione per acquisti o altro a Cardito di Napoli, o al Cis di Nola, oppure sempre a Casalnuovo, in un’altra sede che domani (oggi per chi legge, ndr) sarà operativa. Dobbiamo aspettare 15 giorni. Supereremo anche questa”. Parole che suonano come una sfida e che raccontano il doppio volto di una storia tutta contemporanea: da un lato il successo costruito a colpi di video virali e offerte choc, dall’altro l’ombra lunga delle accuse di fatture false ed evasione dell’Iva. Ora sarà la magistratura a fare chiarezza su un caso che intreccia social network, commercio elettronico e presunti reati tributari, mentre per Napolitano e il suo impero commerciale il tempo delle dirette lascia spazio a quello, ben più silenzioso, delle aule di giustizia.

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