NAPOLI – Il clan Vanella Grassi e i Licciardi sono arrivati a un passo dallo scontro. Secondo gli investigatori, la Vanella ha avanzato una estorsione a un familiare dei Licciardi, titolare di un garage nel quartiere Secondigliano. La faida è stata evitata all’ultimo secondo, grazie alla mediazione di Maria Licciardi. Da 15mila euro all’anno, si è passati a 5mila e si è poi chiuso a 3mila. In sostanza Maria Licciardi avrebbe acconsentito a versare mille euro tre volte all’anno nelle casse della Vanella, per evitare una guerra di camorra nell’area nord della città: “E’ giusto mettersi apposto, perché il garage è nel loro territorio e il titolare non fa parte del clan”. Tutto scritto nero su bianco nell’ultima ordinanza cautelare, che ha disarticolato i Licciardi. I carabinieri avevano disseminato di microspie l’appartamento di Maria Licciardi. Dopo la mediazione del clan, il titolare del garage ha fatto recapitare il denaro nell’abitazione di Maria Licciardi: “Nessuno si può permettere di chiedergli i soldi, perché l’estorsione l’ho chiusa io. Per questo è giusto che i soldi li porta a me e li faccio portare io alla Vanella Grassi”.
Quella mattina due della Vanella si presentano a casa di Maria Licciardi, ma manca il titolare del garage. Lei spiega che sarebbe dovuto essere già lì, che uno dei suoi lo avrebbe dovuto accompagnare. I due vanelliani: ripassiamo nel pomeriggio. Intanto Maria Licciardi viene a
sapere dai suoi che il titolare del garage non si è presentato, per non disturbarla, ma il denaro lo ha consegnato nelle mani di uomini dei Licciardi. Secondo i carabinieri, uno della Vanella effettivamente intorno alle 17 entra nell’appartamento di Maria Licciardi senza bussare. Questo – secondo gli inquirenti dà il polso dell’ascesa della Vanella Grassi nell’area nord della città e della conduzione familiare nei Licciardi. Non è tutto.
Dopo quest’episodio, i Licciardi hanno ottenuto dalla Vanella Grassi che un imprenditore che millantava amicizie nella Vanella e pretendeva di parcheggiare senza pagare, non lasciasse più l’auto nel garage. Sempre secondo la ricostruzione dei carabinieri, ad avanzare la richiesta estorsiva nei confronti del titolare del garage sarebbe stato Giuseppe Corcione, ritenuto dagli inquirenti inserito nei ‘quadri’ della Vanella Grassi. Ma per questa vicenda non ci sono stati risvolti giudiziari per Corcione, grazie alla linea difensiva dell’avvocato Antonio Iorio del foro di Torre Annunziata: ha dimostrato che la conversazione captata dai carabinieri non era sintomatica del pensiero investigativo. In sostanza il contenuto era incerto e non dimostrava le accuse contestate.



















