TUTTI I NOMI. Falsi diplomi, chiesti 28 arresti. Gli indagati sono di Casapesenna, Orta di Atella, Marcianise, Succivo, Trentola Ducenta e Villa di Briano

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Aversa, il tribunale di Napoli Nord
Aversa, il tribunale di Napoli Nord

CASERTA – Un’associazione per delinquer per attestare attività didattiche mai svolte e conferire titoli di studio irregolari: questa l’ipotesi di reato contestata, a vario titolo, in un’inchiesta della Procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord e che ha portato alla richiesta di custodia cautelare in carcere per 28 persone. Fra i soggetti sotto inchiesta ci sono La scuola superiore “Padre Lanzano”, con sede a Crispano, e la Isep School con sede a Casandrino (con unità locale a Caivano). Alcuni degli indagati sono del Casertano (Marcianise, Casapesenna, Orta di Atella, Succivo, Trentola Ducenta e Villa di Briano). Sono contestati, sempre a vario titolo, anche i reati di corruzione (sia semplice che per un atto contrario ai doveri d’ufficio), frode in processo penale e depistaggio e di falsità materiale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e induzione indebita a dare o promettere utilità. Alle due scuole, infine, sono attribuiti illeciti amministrativi. Il giudice per le indagini preliminari Caterina Anna Arpino ha disposto gli interrogatori per 28 indagati fra il 23 e il 30 gennaio, sulla base di misure preventive chieste dal pubblico ministero, come previsto dalla riforma Nordio. La presunta associazione
per delinquere agiva sul territorio campano e in particolare a Crispano e Caivano per attestare falsamente l’assolvimento dell’obbligo scolastico da parte di minori e il conseguimento di abilitazioni professionali e diplomi di scuola media superiore.

In particolare Vincenzo e Walter Cennamo, rispettivamente amministratore di diritto e di fatto della scuola superiore “Padre Lanzano”, e Salvatore e Giuseppe Daino, amministratori di· fatto della Isep School, sarebbero i capi del sodalizio, in quanto avrebbero impartito le direttive per gestione del personale docente e dei rapporti con gli alunni. I titoli di studio sarebbero stati assicurati attraverso la falsificazione dei dati delle presenze, dei voti conseguiti e dell’assolvimento dell’obbligo scolastico dei minori sino ai sedici anni. Gli alunni non avrebbero ottemperato all’obbligo di istruzione, in quanto erano di fatto impegnati nella sola formazione professionale e/o destinati precocemente al lavoro. Monica Petito, rappresentante legale della Isep School, avrebbe eseguito le direttive dei Daino, facendo da prestanome e violando gli obblighi di controllo e vigilanza. La preside del “Padre Lanzano” Maria Balsamo, insieme a diversi addetti e docenti dell’istituto, avrebbe a sua volta eseguito le direttive dei Cennamo, tenendo i rapporti con gli alunni e le loro famiglie. Avrebbe in particolare convocato periodicamente gli studenti nella sede dell’istituto Padre Lanzano e fatto loro stilare i compiti in classe, attività che si limitava a copiare materiali fomiti. Luigi Daino, Veronica Fico e Anna Di Lillo avrebbero procurato gli studenti soggetti all’obbligo di istruzione, ma interessati
alla sola formazione professionale, indirizzandoli al “Padre Lanzano” per la falsa partecipazione alle attività didattiche. Un alunno era addirittura residente all’estero e si sarebbe recato presso l’istituto in due soli giorni per lo svolgimento dei compiti. Alcuni degli indagati
avrebbero però attestato falsamente la sua presenza da ottobre a dicembre 2023 sui registri di classe. Allo stesso modo, un’alunna residente in Toscana, la cui presenza è stata attestata per l’anno scolastico 2023-2024, si sarebbe recata all’istituto solo per i compiti e così un’altra studentessa residente in Lombardia e dichiarata presente a novembre 2023.

In molti altri casi sarebbe stata attestata falsamente la presenza di decine di alunni che in realtà avrebbero seguito solo la formazione professionale o addirittura avrebbero lavorato. Fra i presunti beneficiari dei diplomi fasulli c’è anche un militare di stanza a Roma. Quanto alle accuse di corruzione, Pasquale Pelella, per conto di un alunno non identificato, avrebbe promesso al dirigente del “Padre Lanzano” Vincenzo Cennamo il pagamento di 10mila euro per l’attribuzione fittizia al beneficiario, rimasto ignoto, di un titolo di studi in Ragioneria e Informatica.Il luogotenente della polizia locale di Caivano Gennaro Fatone è invece indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità: avrebbe indotto, abusando della sua funzione, Salvatore Daino, amministratore della Isep School, a iscrivere un alunno (ad oggi ignoto) senza pagare la quota. Infine, Anna De Falco, addetta alla gestione dei registri di classe dell’istituto “Lanzano”, avrebbe contraffatto i registri al momento dell’acquisizione da parte dei carabinieri di Caivano.

Indagati 19 gennaio
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