CAIVANO – Una storia che va raccontata partendo da un principio fondamentale, sancito dalla Costituzione: le persone in questione sono tutte da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli Nord sui diplomifici in provincia di Napoli spiccano le figure di Vincenzo Cennamo e Walter. Sono padre e figlio. Ex consigliere comunale di Crispano il primo, avviato verso le 73 primavere, 44 anni il secondo, sono rispettivamente amministratore di fatto e di diritto dalla società Scuola Superiore Padre Lanzano, con sede a Crispano, deputata alla gestione dell’omonimo istituto paritario. Secondo la tesi della Procura i due promuovevano, organizzavano e dirigevano l’attività “dell’illecito sodalizio, asservendo agli scopi criminosi perseguiti le strutture dirette, impartendo agli addetti le direttive in ordine alla gestione del personale docente e dei rapporti con i discenti, assicurando l’illecito consegui- mento” dei diplomi “attraverso la falsificazione dei dati relativi alle presenze, ai voti conseguiti nonché l’assolvimento dell’obbligo scolastico dei minori sino ai 16 anni, i quali, bypassando del tutto l’obbligo di istruzione, erano di fatto impegnati nella sola formazione professionale e/o destinati precocemente al lavoro”.
Sempre stando all’accusa, gli indagati Maria Balsamo, preside dell’istituto superiore Padre Lanzano, Michele De Rosa, Anna De Falco, Maria Onorato, Raffaella Arrichiello, Maria Consiglia Piscitelli, Nunzia Nobile, Rosanna Salvato, Annunziata Zippo, Fabiana Troncone, Maria Gentile, Teresa Lener, Nicola Comune, Carmine La Sala, Carla Salzano, Luigi Ferraiuolo, Antonella Laezza, Marilena Di Bernardo, in qualità di addetti e docenti dell’istituto Padre Lanzano, e in veste di partecipi, “eseguivano le direttive impartite” dai Cennamo, “intrattenendo i rapporti” con gli scolari “e/o con i loro congiunti, oltre che con il personale docente, assicurando la consumazione dei delitti di falso e garantendo una minima parvenza di legalità nell’azione svolta, sollecitando a cadenze periodiche la presenza dei discenti presso la sede dell’istituto Padre
Lanzano e la redazione dei compiti in classe, che avveniva ricopiando materiali all’uopo forniti”.
Nell’inchiesta è coinvolta anche la Isep School, con sede a Casandrino, di Giuseppe e Salvatore Daino, ritenuti promotori allo stesso modo e con le stesse modalità dei Cennamo. Ad aiutarli, secondo la Procura, sarebbe stata Monica Petito, rappresentante legale dell’Isep. Sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, corruzione (sia semplice che per un atto contrario ai doveri d’ufficio), frode in processo penale e depistaggio e di falsità materiale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e induzione indebita a dare o promettere utilità. Alle due scuole sono attribuiti illeciti amministrativi. Il presunto sodalizio attestava attività didattiche mai svolte e conferire titoli di studio irregolari. La Procura hanno chiesto l’arresto di 28 persone. Richiesta respinta dal gip Caterina Anna Arpino, che ha disposto gli interrogatori per i 28 indagati fra il 23 e il 30 gennaio, sulla base di misure preventive chieste dal pubblico ministero, come previsto dalla riforma Nordio.



















