Inchiesta Zannini, i fari della Procura sul mondo Asl

Contestata al consigliere regionale di Forza Italia in Campania la concussione per le presunte pressioni tese a far dimettere Iodice da direttore sanitario

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Giovanni Zannini e Antonio Postiglione
Giovanni Zannini e Antonio Postiglione

Non c’è solo la vicenda del maxi caseificio Spinosa tra i temi dell’inchiesta che ha portato alla richiesta di arresto per Giovanni Zannini. L’indagine sul politico ha acceso i riflettori anche sul mondo Asl. A politico, infatti, viene contestata la concussione in concorso con Antonio Postiglione, direttore generale della Direzione regionale Tutela della Salute e Coordinamento del Servizio sanitario.
Il cuore di questa contestazione riguarda la presunta pressione esercitata nei confronti di Vincenzo Iodice, all’epoca direttore sanitario dell’Asl di Caserta (oggi alla guida dei distretti sanitari 17 e 18).

Stando agli atti, a Iodice (persona offesa) sarebbe stato posto un vero e proprio aut aut: accettare l’incarico di direttore sanitario dell’ospedale San Pio di Benevento oppure dimettersi dall’Asl casertana. Una prospettiva che, secondo l’accusa, sarebbe maturata dopo una serie di contrasti con Zannini, legati al rifiuto di assecondare richieste su nomine, incarichi e gestione delle istanze del personale sanitario.

In particolare, Iodice avrebbe respinto la proposta di collocare un dirigente ritenuto vicino al consigliere regionale all’interno della direzione sanitaria e avrebbe manifestato l’intenzione di interrompere quella che viene descritta come una prassi di mediazione politica nelle richieste dei dipendenti. Una linea che avrebbe incrinato definitivamente i rapporti. Il 26 settembre 2023 arrivarono poi le dimissioni di Iodice, formalmente rassegnate dopo la richiesta avanzata da Postiglione, su input – secondo l’accusa – dello stesso Zannini.

Per Postiglione, la Procura non ha avanzato alcuna richiesta di misure cautelari: la sua posizione resta quella di indagato a piede libero.
L’inchiesta sul mondragonese, ora arrivata alla richiesta di misura cautelare, quando fece scattare le perquisizioni – nell’ottobre di due anni fa – per recuperare elementi che avrebbero potuto riscontrare la tesi dell’accusa, aveva fatto emergere anche la figura di Alfredo Campoli, compare di nozze di Zannini e marito dell’assessore comunale di Mondragone Rosaria Tramonti (estranea all’inchiesta).

Per Campoli veniva ipotizzato un presunto giro milionario di false fatturazioni e un’ipotesi di corruzione legata a un appalto per la rimozione di rifiuti nel Comune di Teano, che l’uomo d’affari avrebbe ottenuto, secondo l’accusa, grazie ai buoni uffici di Zannini. Ma i percorsi giudiziari di Zannini e Campoli si sono separati.

Nei mesi scorsi la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto una proroga delle indagini nei confronti di Campoli, senza avanzare richieste cautelari – almeno per ora -, ritenendo necessario un approfondimento, mentre la posizione di Zannini (per quanto riguarda le vicende Spinosa e Asl – resta da capire se ci sono altri filoni) è stata ritenuta esplorata al punto da decidere di avanzare la proposta di provvedimento restrittivo. Destini diversi, dunque, all’interno di un’inchiesta che intreccia politica, sanità e affari e che ora attende il vaglio del giudice.

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