La sanità dei ‘favori’ nell’inchiesta su Giovanni Zannini: dagli spostamenti dei medici all’interessamento per la gara del 118

Fari su autorizzazioni e convenzioni nel mondo Asl. Dalle intercettazioni emerge l’interessamento anche per la commissione di gara di un appalto

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Giovanni Zannini e Amedeo Blasotti
Giovanni Zannini e Amedeo Blasotti (non indagato)

CASERTA – Dietro la richiesta di arresto per il mondragonese Giovanni Zannini c’è un’inchiesta ampia e complessa, che illumina anche un intricato e discutibile rapporto tra politica e sanità pubblica. Ed è accendendo i riflettori su questa relazione che, secondo la Procura di S. Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, emergono le presunte pressioni esercitate proprio dal consigliere regionale – attraverso Antonio Postiglione – per ottenere, nel 2023, le dimissioni di Vincenzo Iodice dalla carica di direttore sanitario dell’Asl di Caserta.
Secondo l’impianto accusatorio, Iodice sarebbe diventato non più gradito perché ritenuto un ostacolo al modello di intermediazione e gestione delle richieste che il mondragonese avrebbe voluto attuare. Una ‘rimozione’ che – sostengono i pm Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino (oggi in Procura generale a Napoli) – non sarebbe maturata nel perimetro della scelta fiduciaria del direttore generale, ma attraverso una spinta politica dall’esterno, facendo leva su rapporti e interlocuzioni istituzionali.

In questo quadro assumono un peso centrale le intercettazioni audio-video piazzate negli uffici dell’allora direttore generale Amedeo Blasotti e del direttore amministrativo Tarantino (entrambi estranei all’inchiesta), che – stando alla tesi dell’accusa – avrebbero svelato un sistema clientelare e la trasformazione di quegli uffici in una sorta di segreteria politica, chiamata a dare risposte alle richieste continue del consigliere regionale.

Il 24 aprile 2023 è una data chiave. Nell’ufficio di Blasotti, alla presenza di Zannini, ricostruiscono i carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, si susseguono istanze e segnalazioni. La prima riguarda il sindaco di Vairano Patenora, Stanislao Supino (non indagato), che chiede l’autorizzazione per alcuni cardiologi a operare fuori regione: la telefonata avviene in vivavoce e Zannini ribadisce che la questione era stata già rappresentata anche a Iodice. Subito dopo entra in scena una ginecologa, la dottoressa Forte (anche lei non indagata), che punta a spostare l’attività da Sessa Aurunca a Cellole: anche in questo caso la conversazione avviene in vivavoce sul telefono di Zannini, mentre Blasotti chiama in ufficio una dirigente per predisporre una nota e verificare margini utili a ‘favorire’ la richiesta.

Nella stessa giornata viene affrontato anche il caso dell’anestesista Peretta (non indagato), che chiede il nulla osta per trasferirsi dopo l’esito negativo di un concorso: dalle captazioni, per gli inquirenti, emergerebbe la ricerca di una soluzione interna pur di non perdere il medico. E quando Peretta lascia l’ufficio, Zannini consegna un post-it giallo con un’ulteriore richiesta: un operatore socio-sanitario che preme per un ricongiungimento familiare legato alla legge 104. Seguono altri fogli e altre istanze, comprese richieste di stabilizzazione per personale amministrativo, con perplessità che, nelle conversazioni, vengono comunque gestite rinviando a ulteriori incontri con gli interessati.

Il 28 aprile 2023 lo schema si ripete: Zannini torna da Blasotti con il sindaco Supino per ribadire la questione dei cardiologi e introduce poi un altro tema, legato a convenzioni con l’Università Vanvitelli. Iodice viene coinvolto e manifesta dissenso, evidenziando criticità e costi: un passaggio che, per la Procura, segnerebbe una frattura nei rapporti, perché quelle richieste trovano resistenze proprio da chi, formalmente, dovrebbe garantire l’equilibrio tecnico dell’azienda sanitaria.

Il 5 maggio 2023 il quadro si fa ancora più esplicito. In ufficio da Blasotti, con Zannini e Iodice è presente anche un sindacalista. Quando viene sollevato il tema del rischio di danno erariale per l’assegnazione di ore e incarichi, Zannini – stando a quanto emerge dalle captazioni – lo zittisce duramente, imponendogli di non intervenire: per gli inquirenti è una scena che fotografa il clima di pretesa e di comando con cui il consigliere regionale si muoverebbe negli uffici dell’Asl.

Emblematico, poi, l’episodio dell’8 maggio 2023 con Barbara Sciascia (non indagata). La dirigente riferisce che Zannini l’ha ‘intercettata’ e le ha consegnato un foglio con una serie di richieste, sostenendo di averne già parlato con Blasotti. La conversazione mostra prudenza e nervosismo: Blasotti la mette in guardia sul rischio di restare ‘incastrati’ su pratiche non realizzabili e, nell’impianto accusatorio, emerge la pressione continua esercitata attraverso liste di nomi, spostamenti, comandi e favori.

Il 12 giugno 2023, infine, la partita si allarga anche alle gare e agli snodi più sensibili. Zannini, in base a quanto raccolto dai militari dell’Arma, porta in ufficio un foglio manoscritto e chiede notizie sulla commissione per la gara del servizio di emergenza 118. Nella stessa giornata emergono tensioni legate alla dirigente Luana Sergi (non indagata), che lamenta di non essere ‘valorizzata’ e attribuisce a Iodice il blocco delle sue richieste. Per gli inquirenti, anche qui si intravede un clima avverso nei confronti del direttore sanitario, indicato come un ostacolo rispetto alle aspettative di chi si rivolge al consigliere regionale. Per la Procura, non si tratta di episodi scollegati, ma della fotografia di un metodo: l’Asl, in quella fase, sarebbe stata trasformata in un luogo dove le richieste passavano attraverso un canale politico stabile. Ed è dentro questo contesto – sostengono gli inquirenti – che matura anche la vicenda Iodice: la pressione per le dimissioni si inserirebbe in un sistema che non tollerava resistenze e che puntava a riportare la catena decisionale sotto un controllo ‘esterno’ rispetto alle regole interne dell’azienda.

Per la vicenda Iodice, Zannini risponde di concussione (in concorso con Postiglione). Ma non è l’unico reato contestato al mondragonese. Il politico è chiamato a rispondere anche di corruzione e truffa in relazione alla vicenda del mega caseificio realizzato dalla società Spinosa, riconducibile a Paolo e Luigi Griffo (anche loro indagati – rischiano il divieto di dimora in Campania), con fondi di Invitalia. Per tutti questi episodi il pm Urbano ha chiesto l’arresto del consigliere regionale (ex deluchiano passato di recente in Forza Italia) . Ora sarà il giudice Daniela Vecchiarella, all’esito dell’interrogatorio preventivo fissato per il 4 febbraio, a valutare la tenuta dell’impianto accusatorio e a decidere se disporre o meno – nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna – una misura cautelare nei confronti di Zannini.

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