CASERTA – C’è un filo che attraversa sanità pubblica, grandi investimenti industriali e gestione degli appalti, ed è il filo che la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha provato a ricostruire nell’inchiesta che ha portato alla richiesta di arresto per l’ex deluchiano Giovanni Zannini, ora consigliere regionale di Forza Italia. Un’indagine ampia, stratificata, che va ben oltre il singolo episodio e che punta a descrivere un presunto sistema di relazioni e interventi politici ritenuti dagli inquirenti invasivi rispetto all’autonomia delle amministrazioni pubbliche. Uno dei primi snodi riguarda l’ipotizzato intervento per evitare che la società Spinosa perdesse i finanziamenti milionari di Invitalia destinati alla realizzazione di un grande polo caseario a Cancello ed Arnone. Poi ci sono le presunte manovre, attribuite sempre a Zannini, per spingere Enzo Iodice a lasciare, nel 2023, il ruolo di direttore sanitario dell’Asl. E sempre nel mondo della sanità pubblica, le intercettazioni – ambientali e telefoniche – alcune delle qua- li captate nell’ufficio (all’epoca sotto controllo) dell’allora direttore generale Amedeo Blasotti (non indagata), raccontano una sequela di richieste: segnalazioni di medici da favorire, sollecitazioni per stipulare convenzioni, interventi su assetti e scelte che riguardano la sanità pubblica. Elementi che, per la Procura, concorrono a delineare il presunto episodio di concussione contestato a Zannini nel filone Asl.
La Provincia e le parole di Crisci
L’attività investigativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, però, non si esaurisce su questi ambiti. Quei filoni rappresentano solo una parte di un’inchiesta più ampia, nella quale la Procura prova a ricostruire anche un contesto di presunte interferenze politiche
nella gestione degli appalti pubblici, in particolare all’interno della Provincia di Caserta. È in questa cornice che si collocano le dichiarazioni rese da Pasquale Crisci, vice presidente della Provincia fino al gennaio 2023 (quando venne arrestato per corruzione – adesso è libero) ed esponente politico con una lunga esperienza amministrativa tra Comune e Provincia, ascoltato più volte tra settembre e ottobre 2024 e poi nel 2025. Le sue parole – richiamate dagli atti – vengono utilizzate per descrivere un ‘metodo’ di gestione degli affidamenti e degli incarichi sotto soglia, che secondo gli inquirenti avrebbe messo in comunicazione vertici politici e struttura tecnica dell’ente. Nel primo verbale del 4 settembre 2024, Crisci colloca l’inizio del meccanismo già nel 2018, quando – racconta – fu eletto in una lista riconducibile a Zannini. Da lì, sostiene di aver appreso in più occasioni di “indicazioni” del consigliere regionale sull’assegnazione di lavori a ditte scelte dallo stesso.
In quel periodo, ricorda anche la nomina dell’ingegnere Gerardo Palmieri (inizialmente indagato, poi la sua posizione è stata archiviata) come dirigente del settore Lavori pubblici della Provincia: una scelta fiduciaria voluta dall’allora presidente Giorgio Magliocca (sotto inchiesta per corruzione in un altro filone, sempre legato agli appalti pubblici), che – secondo Crisci – avrebbe avuto un peso determinante perché legata a un incarico ‘a tempo’, dunque condizionato dalla fiducia politica. Crisci afferma che proprio quella precarietà avrebbe reso Palmieri incline ad accettare indicazioni sulla selezione delle ditte, sugli affidamenti diretti e sugli incarichi tecnici a professionisti inseriti negli elenchi
dell’ente. Non solo: Crisci dichiara di conservare appunti che, a suo dire, testimonierebbero quel sistema. Sostiene di poter ricor- dare i nomi delle società e dei professionisti che avrebbero beneficiato degli affidamenti, riferendo che le indicazioni di Zannini sarebbero state ‘accettate’ dal presidente Magliocca e poi veicolate alla struttura tecnica attraverso il dirigente Palmieri.
Nello stesso verbale Crisci introduce anche un episodio che nella sua lettura – dimostrerebbe la forza del politico sui vari enti: dopo un litigio con Zannini, racconta di un incontro all’Hotel Cavaliere di Caserta, nell’ottobre 2022, durante il quale gli sarebbe stata prospettata l’assunzione del fratello. Crisci sostiene di aver rifiutato, ribadendo la propria contrarietà a un modo di fare politica definito ‘clientelare’. Nel verbale dell’11 settembre 2024, Crisci entra più nel dettaglio del ‘meccanismo’ degli incarichi. Racconta, ad esempio, di aver chiesto a Palmieri di affidare, rispettando la rotazione, un incarico tecnico a un giovane ingegnere iscritto negli elenchi provinciali, Raffaele Pirozzi (non indagato). L’incarico sarebbe arrivato, ma – dice il santamariano – con un compenso molto più basso rispetto a quello normalmente riconosciuto ad altri professionisti, particolare che inserisce per descrivere come funzionasse la distribuzione degli incarichi e delle somme. In quel passaggio, Crisci descrive anche l’assetto dei dirigenti provinciali: Palmieri, Madonna e Solino (non indagati) come figure apicali, ma – afferma – soggette alle decisioni del presidente Magliocca, che ‘travalicando’ le funzioni avrebbe inciso su nomine e assegnazione di lavori sia sotto soglia sia tramite procedure pubbliche. Quando il presidente segnalava ditte o professionisti, sostiene, i dirigenti sarebbero stati di fatto costretti a provvedere.
I pizzini
Nel verbale del 5 ottobre 2024, infine, Crisci torna su un elemento particolarmente delicato: i cosiddetti “pizzini”. Rispondendo a una domanda precisa, afferma di aver ricevuto dall’onorevole Zannini foglietti con nomi di ditte e professionisti e di aver fatto da tramite portando quelle indicazioni ai di- rigenti della Provincia, tra cui Palmieri. Aggiunge di aver informato costantemente Magliocca “per correttezza istituzionale” e per il ruolo politico ricoperto. Ribadisce di essere in possesso di appunti personali – una sorta di quaderno/ agenda – con i nomi dei beneficiari di quel modus operandi e annuncia che li avrebbe con- segnati agli investigatori, cosa che – sempre secondo gli atti – sarebbe poi avvenuta nei giorni successivi. Le dichiarazioni di Crisci vengono valorizzate dagli inquirenti anche perché, in
parte, trovano riscontro negli interrogatori dello stesso Palmieri, ascoltato dai carabinieri del Nucleo investigativo, che avrebbe confermato nella sostanza alcune delle circostanze riferite dall’ex vicepresidente. Un filone che, precisano gli atti, non sfocia allo stato in contestazioni specifiche per abuso d’ufficio (ricondotte a un reato oggi abrogato), ma viene inserito per delineare – secondo la prospettiva accusatoria – il contesto generale di un esercizio “privatistico” del potere nelle amministrazioni pubbliche.
La richiesta di arresto
Nel quadro finale (almeno quello attuale), il pubblico ministero Giacomo Urbano, sotto il coordinamento del procuratore Pierpaolo Bruni, ha chiesto per Zannini la custodia cautelare in carcere con l’accusa di concussione per il filone Asl. Contestate anche le ipotesi di truffa, corruzione e falso ai fratelli Luigi e Paolo Griffo, per i quali è stato chiesto il divieto di dimora in Campania. Antonio Postiglione risulta indagato a piede libero. A decidere sull’eventuale applicazione delle misure cautelari sarà il gip Daniela Vecchiarelli, dopo gli interrogatori preventivi fissati per il 4 febbraio. Tutti gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva.




















