CASERTA – Le tante conversazioni intercettate, i riscontri documentali, le dichiarazioni rese dal dirigente Gerardo Palmieri e da Pasquale Crisci: sono alcuni degli elementi investigativi su cui si fondano le indagini che coinvolgono Giorgio Magliocca, di Pignataro Maggiore, e Giovanni Zannini, consigliere regionale di Mondragone. Attività investigative distinte, con percorsi giudiziari diversi, ma accomunate da un tema centrale: il presunto tentativo dei due politici di incidere sulla gestione di alcuni appalti della Provincia di Caserta. A questo già complesso quadro probatorio, il pubblico ministero Giacomo Urbano, titolare di entrambe le inchieste, ha aggiunto nei mesi scorsi un ulteriore tassello: le dichiarazioni di un altro dirigente, Paolo Madonna (non indagato).
Ascoltato dai pm nel dicembre 2024, dopo aver ripercorso la propria storia professionale, Madonna ha riferito che nel 2017, con l’insediamento di Magliocca alla presidenza della Provincia, sarebbero emerse divergenze di vedute con lo stesso Magliocca e con alcuni suoi collaboratori.
Contrasti che, secondo quanto dichiarato, coincidono con uno degli aspetti clou delle attività condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa e che hanno spinto la Procura a chiedere l’arresto del politico di Pignataro Maggiore (proposta respinta dal gip e ora all’attenzione del Tribunale di Napoli in funzione di giudice d’appello) e di Zannini.

In più occasioni, ha riferito Madonna, Magliocca, al tempo anche sindaco del comune caleno, gli avrebbe chiesto di interessarsi per affidamenti a ditte da lui indicate. Il dirigente ha inoltre smentito quanto affermato dall’ex presidente della Provincia nella conferenza stampa in cui annunciava le dimissioni perché indagato e nella quale si difese dalle accuse della Procura sostenendo che i lavori sotto soglia fossero gestiti autonomamente dai dirigenti. Una ricostruzione definita “falsa” da Madonna, che ha spiegato come, in alcune circostanze, invece, sarebbe stato lo stesso politico a indicare il nominativo della ditta a cui affidare gli interventi. Di queste ingerenze, ha aggiunto, si sarebbero lamentati anche altri colleghi, tra cui Gerardo Palmieri (inizialmente sotto inchiesta con Magliocca, ma poi la sua posizione è stata archiviata).
Parte delle dichiarazioni di Madonna è tuttora coperta da segreto istruttorio, in quanto oggetto di ulteriori approfondimenti da parte della Procura. Tra gli elementi già svelati agli indagati figura però un passaggio che coinvolge indirettamente l’attuale presidente della Provincia, Anacleto Colombiano. In un interrogatorio reso nel gennaio dello scorso anno, Madonna ha raccontato che Pasquale Crisci – con presidente ancora Magliocca – gli avrebbe segnalato il figlio di Colombiano per un incarico sotto soglia. È bene precisare che, per quanto ci risulta, né Anacleto Colombiano né il figlio risultano indagati.
La circostanza, secondo la Procura, si inserirebbe nel più ampio quadro delle presunte ingerenze della politica nella gestione degli affidamenti, in questo caso attraverso Crisci, all’epoca ritenuto vicino a Zannini.

Come Madonna, anche Crisci ha iniziato a parlare con i pm – riferendo quanto sapeva del presunto sistema Provincia – dopo il suo arresto datato 2023 (ora è libero), nell’ambito di un’inchiesta della Dda per corruzione legata a lavori per la realizzazione di loculi a Santa Maria a Vico, dove ricopriva incarichi amministrativi.
Per Magliocca, come detto, la Procura ha impugnato davanti al Tribunale di Napoli il rigetto della richiesta di arresto emesso dal gip di Santa Maria Capua Vetere. L’ex presidente è accusato di aver indirizzato affidamenti, quando era al vertice della Provincia e del Comune di Pignataro, verso ditte pronte a sponsorizzare una squadra di calcio nella quale militava uno dei suoi figli.
Per Zannini, invece, la richiesta di arresto sarà valutata dal gip Daniela Vecchiarelli del Tribunale di S. Maria C.V. dopo l’interrogatorio preventivo. Al consigliere regionale di Forza Italia non vengono contestate in questo provvedimento ingerenze negli appalti provinciali, che tuttavia vengono richiamate negli atti per descriverne – secondo l’accusa – l’operatività nel settore. Zannini rischia l’arresto per l’ipotesi di concussione, relativa alle presunte pressioni sull’ex direttore sanitario Enzo Iodice, e per la vicenda del mega caseificio Spinosa, nella quale risponde di corruzione, truffa e falso.
Come sempre, va ricordato che gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Saranno gli eventuali processi ad accertare la fondatezza delle tesi accusatorie.
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𝐂𝐚𝐬𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨𝐜𝐜𝐚, 𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐮𝐫𝐚 di S. Maria Capua Vetere 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨
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