Castel Volturno, Marrandino sugli incarichi creava tensione in maggioranza: “Decido io a chi dare i lavori”

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Andrea Scalzone, Giulio Natale e Pasquale Marrandino
Andrea Scalzone, Giulio Natale e Pasquale Marrandino

CASTEL VOLTURNO – Non singoli episodi isolati, ma un metodo di gestione degli affidamenti che, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, ruotava attorno alla figura del sindaco Pasquale Marrandino. È questo il quadro che emerge da uno dei passaggi centrali dell’inchiesta, condotta dai carabinieri di Caserta, costruito su intercettazioni, dichiarazioni e riscontri documentali, che descrive un’amministrazione nella quale svariati incarichi e affidamenti diretti sarebbero stati utilizzati come strumenti di equilibrio politico e compensazione elettorale. Un sistema che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe prodotto tensioni interne, scontri verbali e tentativi di
giustificazione a posteriori delle scelte amministrative. E il caso che più di tutti cristallizza questo schema è l’affidamento dell’incarico a Salvatore Marcello, formalmente motivato come supporto all’amministrazione per la produzione di contenuti video e la gestione dei social
istituzionali. Una vicenda che ha portato i pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone a contestare il reato di corruzione elettorale non solo a Marrandino, ma anche all’assessore Andrea Scalzone, indicato nelle carte come parte attiva del meccanismo, e allo stesso beneficiario
dell’affidamento.

L’incarico – 5mila euro per cinque mesi – non nasce, stando alle conversazioni intercettate, come risposta a una necessità improvvisa
dell’ente, ma viene ricondotto a un rapporto pregresso, maturato durante la campagna elettorale. È qui che il racconto si fa più esplicito e
il linguaggio utilizzato dagli interlocutori lascia poco spazio a interpretazioni meramente amministrative. Secondo la ricostruzione della Procura, guidata da Pierpaolo Bruni, la decisione di affidare l’incarico a Marcello non viene condivisa con la maggioranza né discussa in sedi collegiali. Al contrario, emerge come una scelta assunta unilateralmente dal sindaco Marrandino, con il concorso di Scalzone, che avrebbe sostenuto e avallato l’operazione, intervenendo anche nella fase di indirizzo verso gli uffici competenti. Una gestione che scatena la reazione della presidente del consiglio comunale Raffaela Baiano e dell’assessore Angela Parente, entrambe estranee all’inchiesta ma critiche sul metodo seguito.

Nelle intercettazioni, Baiano contesta apertamente la gestione degli affidamenti e chiede conto di chi decida e secondo quali criteri. La risposta del sindaco è immediata e segna un punto di rottura: “Io”, rivendica Marrandino, respingendo qualsiasi ipotesi di condivisione. Quando Baiano insiste, parlando di un modo di operare che non può funzionare e arrivando a evocare una gestione “dittatoriale”, Marrandino rilancia con toni ancora più duri: “Solo io”, “E mandatemi a casa”. Frasi che, per gli inquirenti, fotografano un accentramento delle decisioni, in particolare sugli affidamenti diretti, con un ruolo di sostegno svolto dall’assessore Scalzone, indicato come interlocutore costante del sin- daco nelle fasi più delicate della vicenda. Lo scontro non si ferma alla forma, ma investe la sostanza dell’incarico a Marcello.

Nelle conversazioni si parla apertamente dei video realizzati in campagna elettorale, del fatto che quelle prestazioni non sarebbero state retribuite e della necessità di “sistemare” la posizione del professionista. In un passaggio chiave, Marrandino afferma: “Non è che non è stato pagato… si è messo a disposizione”, frase che la Procura interpreta come la conferma di un debito politico da saldare attraverso un incarico pubblico. In questo contesto, Scalzone emerge come figura di collegamento: è lui, secondo quanto riferito da funzionari ascoltati dagli inquirenti, a indicare chi dovesse essere destinatario dell’affidamento diretto, contribuendo a costruire una cornice amministrativa utile a giustificare una decisione già assunta sul piano politico.

Angela Parente, dal canto suo, prende le distanze, sostenendo di aver pagato personalmente Marcello per attività precedenti, relative alla campagna elettorale del 2024, proprio per evitare coinvolgimenti dell’ente. Ma anche questo elemento, secondo gli inquirenti, non scalfisce il nodo centrale: la scelta di utilizzare un affidamento comunale per regolare rapporti nati fuori dall’amministrazione, con il concorso di più soggetti dell’esecutivo. Nelle stesse conversazioni emerge la consapevolezza del rischio. Marrandino fa riferimento alla possibilità di essere intercettato, parla di documenti già pronti e di decisioni da far passare rapidamente, mostrando – secondo la Procura – una chiara percezione della delicatezza dell’operazione. Eppure, nonostante i dubbi e le contestazioni interne, la linea non cambia. L’affidamento a Salvatore Marcello diventa così uno dei casi emblematici di una gestione che, per l’accusa, travalica il confine tra amministrazione e politica. Un episodio che mette a nudo divergenze di vedute tra gli amministratori e restituisce l’immagine di un Comune in cui, in alcuni casi, gli incarichi non sarebbero stati il frutto di valutazioni tecniche, ma di decisioni personali e di un asse politico interno, con il sindaco al centro e un assessore chiave a supporto. Un quadro che ora sarà valutato nelle sedi giudiziarie.

L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere un ulteriore presunto episodio di corruzione elettorale, contestato al vicesindaco Giulio
Natale, relativo all’affidamento da 66mila euro per lavori di manutenzione stradale all’imprenditore Rao (entrambi indagati). Se questi episodi rientrano in un filone d’indagine an- cora in corso, emerso anche a seguito delle perquisizioni disposte dalla Procura, risulta invece conclusa l’inchiesta che ha ricostruito una presunta associazione finalizzata alla corruzione elettorale durante la campagna elettorale di giugno 2024. In questo filone – che si avvia verso un probabile processo – figurano, a vario titolo, Marrandino, Natale, Michele Cantone (40 anni) e Michele Antolini (37 anni). La finalità dell’associazione, secondo l’impostazione accusatoria, era quella di garantire un pacchetto di consensi a favore di Marrandino e Natale in occasione delle ultime elezioni amministrative, ballottaggio compreso. Nello stesso procedimento compaiono, per un singolo episodio di corruzione elettorale teso a favorire Marrandino, anche Giovanni Zannini, consigliere regionale, e Vincenzo Caterino, sindaco di San Cipriano d’Aversa e presidente della Gisec. Gli indagati sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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