NAPOLI – Un’ombra lunga quasi diciotto mesi, un colpo da poche centinaia di euro che sembrava destinato a finire nel freddo archivio dei delitti irrisolti. Ma la tenacia degli investigatori e l’occhio indiscreto di una telecamera hanno riscritto il finale. All’alba dello scorso 20 gennaio, gli agenti della Polizia di Stato hanno stretto le manette ai polsi di due uomini, ritenuti i presunti autori di una rapina messa a segno il 25 agosto del 2024 ai danni di un negozio nel cuore del quartiere Barra. Un’operazione che chiude il cerchio su un’indagine complessa, condotta con meticolosità dal personale del Commissariato San Giovanni-Barra.
I fatti contestati risalgono a un tardo pomeriggio di fine estate di due anni fa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due soggetti, agendo in concorso, avevano pianificato il colpo con una strategia precisa per garantirsi la fuga. Giunti in prossimità dell’obiettivo, un esercizio commerciale della zona, avevano parcheggiato la loro autovettura in un’area defilata, all’interno di un parco vicino, per non destare sospetti. Un nascondiglio temporaneo che, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto renderli invisibili. Dopo aver fatto irruzione nel negozio e aver minacciato i presenti, si erano impossessati del fondo cassa, un bottino di circa settecento euro in contanti, per poi dileguarsi a piedi, tornando rapidamente verso il veicolo lasciato in attesa. Una volta a bordo, si erano allontanati a tutta velocità, facendo perdere le proprie tracce.
Un piano quasi perfetto, se non fosse stato per un dettaglio cruciale. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, sono partite immediatamente dopo la denuncia. Gli agenti del commissariato locale hanno avviato un lavoro certosino, setacciando la zona alla ricerca di elementi utili. La svolta è arrivata grazie all’acquisizione delle immagini registrate da un impianto di videosorveglianza privato. Fotogramma dopo fotogramma, gli investigatori sono riusciti a individuare l’auto utilizzata per la fuga, cogliendone modello, colore e parte della targa proprio mentre si allontanava dal parco dopo la rapina.
Da quel momento, l’inchiesta ha subito un’accelerazione decisiva. Gli accertamenti sul veicolo hanno permesso di risalire al suo utilizzatore abituale, uno dei due uomini arrestati la scorsa settimana. Messo sotto la lente degli inquirenti, il primo sospettato è diventato il punto di partenza per una mirata attività tecnica e investigativa. Attraverso intercettazioni, analisi di tabulati e pedinamenti, gli operatori sono riusciti a ricostruire la sua rete di contatti e a identificare con certezza il presunto complice che aveva agito con lui quel giorno d’agosto.
Raccolti quelli che la Procura ha definito “gravi indizi di colpevolezza”, il Pubblico Ministero ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari l’emissione di una misura cautelare. Il GIP, accogliendo la richiesta, ha firmato un’ordinanza di custodia in carcere per entrambi i soggetti. Il provvedimento, eseguito martedì scorso, rappresenta una misura precautelare disposta in fase di indagini preliminari. Si sottolinea che i destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva e avranno facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge. Per ora, per loro si sono aperte le porte del carcere, a quasi un anno e mezzo da una rapina che credevano di aver lasciato impunita.




















