NAPOLI – Un’esistenza all’apparenza ordinaria, quella di un uomo di 49 anni residente nella vasta provincia partenopea, che celava un abisso di orrore e perversione. Un segreto inconfessabile, custodito in migliaia di file digitali, venuto alla luce grazie a una meticolosa operazione della Polizia di Stato che, lo scorso 20 gennaio, ha stretto le manette ai polsi dell’uomo, colto in flagranza di reato per la detenzione di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico.
L’inchiesta, che getta una luce sinistra sulle dark room del web dove si consuma lo sfruttamento dei più piccoli, è stata coordinata con pugno fermo dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Campania. Sono stati proprio loro, i “segugi” del mondo digitale, a intercettare le prime, flebili tracce che conducevano al 49enne. L’attività investigativa è partita mesi fa, nel silenzio dei laboratori informatici, dove ogni bit e ogni stringa di codice vengono analizzati alla ricerca di prove. Attraverso complesse tecniche di analisi forense applicate ad alcuni dispositivi informatici riconducibili all’indagato, gli investigatori hanno pazientemente ricostruito il puzzle, acquisendo elementi probatori schiaccianti che delineavano un quadro di attività illecite sistematiche e di vasta portata.
Il cerchio si è stretto la scorsa settimana. Sulla base delle prove raccolte, la Procura della Repubblica di Napoli, e in particolare la 4° Sezione specializzata in “violenza di genere e tutela delle fasce deboli della popolazione”, ha emesso un decreto di perquisizione locale e informatica. All’alba del 20 gennaio, gli agenti hanno fatto irruzione nell’abitazione dell’uomo. Quello che hanno trovato ha superato le peggiori previsioni.
Durante la perquisizione, estesa a computer, hard disk esterni, smartphone e altri supporti di memoria, è emerso un vero e proprio archivio dell’orrore. Migliaia di immagini e video, un catalogo agghiacciante di abusi e violenze su minori. La circostanza che ha fatto scattare l’immediato provvedimento restrittivo è stata la natura particolarmente raccapricciante di parte del materiale: numerose sequenze, infatti, ritraevano abusi sessuali perpetrati ai danni di bambini in tenerissima età, alcuni addirittura neonati. Di fronte a tale evidenza, che la legge configura come reato di particolare gravità, per l’uomo è scattato l’arresto in flagranza.
L’indagato è stato immediatamente condotto presso le strutture di competenza, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le indagini, tuttavia, non si fermano. Ora l’obiettivo degli inquirenti è duplice: da un lato, analizzare l’intero archivio sequestrato per tentare di identificare le piccole vittime e i loro aguzzini; dall’altro, ricostruire la rete di contatti dell’uomo per capire se facesse parte di un network più ampio di produzione o scambio di materiale pedopornografico. L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alla pedopornografia online, una piaga che la Polizia Postale combatte senza tregua, pattugliando le autostrade telematiche per proteggere i più vulnerabili.
Come previsto dalla legge, l’indagato è da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.




















