TUTTI I NOMI E FOTO. Droga degli Scissionisti: 28 arresti. Anche un bambino di 10 anni usato nella vendita

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Mario Abbatiello, Gabriele Vallefuoco e Cesare Di Domenico
Mario Abbatiello, Gabriele Vallefuoco e Cesare Di Domenico

NAPOLI – Un duro colpo è stato inferto al traffico di stupefacenti nella periferia nord di Napoli, dove la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di ventotto persone ritenute coinvolte in una vasta organizzazione criminale
dedita allo spaccio di droga. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Squadra Mobile. Venticinque indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri tre sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tutti rispondono dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravata dal numero degli associati superiore a dieci. Per cinque soggetti, inoltre, viene contestata l’aggravante del metodo mafioso, elemento che secondo gli inquirenti conferma il forte radicamento dell’organizzazione nel contesto criminale di riferimento (IN CALCE ALL’ARTICOLO TUTTI I NOMI E LE FOTOGRAFIE).

L’indagine ha preso avvio nella primavera del 2022 grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che aveva segnalato l’esistenza di una fiorente piazza di spaccio di co caina e kobret nell’area nota come Trentatré di Scampia, corrispondente all’ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri. Una zona storicamente segnata dalla presenza della camorra e ritenuta riconducibile al clan Amato-Pagano. conosciuto anche con l’appellativo di ‘Scissionisti’. Le successive verifiche investigative hanno confermato quanto emerso in fase iniziale. Attraverso intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione, gli investigatori hanno ricostruito l’operatività di un sodalizio criminale altamente organizzato, capace di gestire non solo l’approvvigionamento all’ingrosso e la vendita al dettaglio di stupefacenti, ma anche di adattarsi alle nuove modalità del mercato illegale.

Accanto alla tradizionale piazza di spaccio di Scampia, l’organizzazione aveva infatti sviluppato un sistema di spaccio a chiamata, con consegne a domicilio o incontri concordati in strada, estendendo il proprio raggio d’azione ai quartieri di Chiaiano, Miano e Colli Aminei. Una vera e propria evoluzione del business della droga, che dai santuari dello spaccio si è trasformato in un servizio flessibile e meno esposto ai controlli, modellato su logiche di rapidità ed efficienza. Al vertice del gruppo vi erano due soggetti pluripregiudicati, indicati come promotori, organizzatori e finanziatori dell’intera attività criminale. Sotto di loro operava una struttura rigidamente gerarchizzata, composta da custodi della droga, addetti allo stoccaggio e al confezionamento, responsabili del rifornimento e dello smercio. Tre indagati svolgevano il ruolo di capi piazza, alternandosi secondo turnazioni prestabilite, mentre gli altri erano impiegati come pusher o come vedette, con compiti spesso intercambiabili a seconda delle esigenze operative.

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