Clan e affare Jambo, pena ridotta per Falco. Assoluzione confermata per Michele Griffo

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Alessandro Falco e Michele Griffo
Alessandro Falco e Michele Griffo

TRENTOLA DUCENTA – La Corte d’appello di Napoli riforma in parte la sentenza di primo grado del processo sul centro commerciale Jambo, uno dei procedimenti simbolo dell’inchiesta sui presunti intrecci tra politica, affari e clandei Casalesi. La prima sezione penale, riunita nella serata di ieri, ha confermato l’assoluzione dell’ex sindaco Michele Griffo, ha assolto Ortensio Falco perché il fatto non sussiste e ha rideterminato la posizione di Alessandro Falco, condannato per il solo concorso esterno in associazione mafiosa a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Disposta, inoltre, la revoca della confisca del Jambo, che torna nella disponibilità dei fratelli Falco. Il dispositivo è stato letto al termine di una lunga camera di consiglio, ieri, intorno alle 19.50. I giudici hanno rigettato l’appello della Procura generale contro l’assoluzione di Griffo, già pronunciata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’ex primo cittadino di Trentola Ducenta era imputato per associazione mafiosa, con l’accusa di essere stato un referente politico del clan Zagaria, ma anche in secondo grado la Corte ha ritenuto insussistenti gli elementi per una condanna, a fronte di una richiesta di otto anni di reclusione, respingendo la ricostruzione accusatoria sulla sua posizione.

Riformata, invece, la sentenza nei confronti dei fratelli Falco. Ortensio Falco è stato assolto da tutte le contestazioni con la formula più ampia del ‘fatto che non sussiste’. In primo grado era stato prosciolto perché il fatto non costituiva reato, ma la difesa aveva impugnato proprio quel punto per ottenere una formula pienamente liberatoria, ritenendo che la precedente decisione lasciasse aperti riflessi negativi sul piano patrimoniale e civile. Un’impostazione accolta dalla Corte d’appello, che ha escluso il carattere fittizio e penalmente rilevante della condotta contestata e disposto la restituzione delle quote societarie del centro commerciale. Nell’atto di appello, i difensori avevano sottolineato come
nel corso della lunga istruttoria non fosse mai emersa una prova del coinvolgimento diretto di Ortensio Falco nell’intestazione fittizia delle quote del Jambo né, soprattutto, del dolo specifico richiesto dalla norma.

In particolare, era stata evidenziata l’assenza di riscontri certi sull’ipotesi accusatoria secondo cui il boss Michele Zagaria sarebbe divenuto socio occulto del centro commerciale già nel 1997, una ricostruzione ritenuta priva di un solido ancoraggio probatorio e contraddetta dalle stesse dichiarazioni rese nel dibattimento. Una tesi accolta dalla Corte, come emerge in modo evidente dal capitolo patrimoniale della sentenza. I giudici hanno revocato tutte le confische disposte in primo grado: sia quelle ai sensi dell’articolo 416 bis nei confronti della Cis Meridionale srl, società proprietaria del Jambo, sia quelle ex articolo 240 bis relative ad Alessandro Falco. Una scelta che incide in modo significativo sull’impianto complessivo della sentenza di primo grado. Quando il centro commerciale venne sequestrato, il suo valore era stimato in circa 60 milioni di euro. Con la decisione della Corte, il bene esce dall’amministrazione giudiziaria e torna nella piena disponibilità dei proprietari.

Tornando ad Alessandro Falco, patron del centro commerciale Jambo, la Corte ha escluso il reato associativo pieno, riconducendo la responsabilità al concorso esterno. L’accusa, invece, aveva continuato a sostenere un suo ruolo negli interessi economici del clan, attraverso l’intestazione fittizia di quote societarie e la gestione del Jambo come strumento di investimento di capitali illeciti. Venuto meno il presupposto delle infiltrazioni di Michele Zagaria nel centro commerciale, è venuta meno anche la riconducibilità di tale apporto a una partecipazione stabile all’associazione. Oltre alla rideterminazione della pena, i giudici hanno sostituito l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea di cinque anni e ridotto a sei mesi la misura di sicurezza. Nel corso della requisitoria, la Procura aveva chiesto la condanna di Griffo a otto anni di reclusione, sostenendo che l’ex sindaco fosse stato sostenuto elettoralmente dal boss Michele Zagaria in cambio di attenzione alle istanze del clan. Una ricostruzione già ritenuta priva di adeguati riscontri dai giudici di Santa Maria Capua Vetere e ora nuovamente respinta dalla Corte d’appello. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Mario Griffo, Stefano Montone, Carlo De Stavola e Alfonso Furgiuele. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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