CARINARO – Il suo nome compare nero su bianco in una delle sentenze più pesanti emesse negli ultimi anni dalla Cassazione sui traffici, le estorsioni e il controllo del settore delle slot machine nell’agro aversano. Ora per Enzo Alessio D’Aniello, 46 anni, è arrivato il momento di scontare una condanna definitiva: i carabinieri della Stazione di Gricignano di Aversa hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Napoli. Il provvedimento riguarda una pena complessiva di 4 anni e 6 mesi di reclusione, inflitta per una lunga serie di reati – estorsione, tentata estorsione, rapina, ricettazione e porto abusivo di armi – commessi tra il 2009 e il 2014 nei comuni di Carinaro e Gricignano di Aversa. Condotte che, secondo quanto accertato in sede giudiziaria, risultano aggravate dal metodo mafioso. La figura di D’Aniello emerge anche in un filone giudiziario più ampio, cristallizzato dalla sentenza della Cassazione del 2021, che ha reso definitive numerose condanne legate al sistema di controllo economico esercitato dal clan dei Casalesi nel settore degli apparecchi da intrattenimento.
In quel procedimento, D’Aniello ha rivestito il ruolo di collaboratore di giustizia, fornendo dichiarazioni ritenute attendibili e riscontrate dai giudici di merito e di legittimità. Proprio le sue parole, insieme a quelle di altri pentiti, sono state valorizzate per ricostruire le modalità con cui il clan imponeva l’installazione delle slot nei bar e negli esercizi commerciali, attraverso pressioni, minacce anche implicite e un clima di intimidazione ambientale. Secondo quanto riportato nelle motivazioni, in alcune zone “non c’era neppure bisogno di presentarsi o spiegare chi si fosse a mandare”: il peso del sodalizio criminale era sufficiente a condizionare le scelte degli esercenti. Le indagini hanno evidenziato come quel sistema fosse funzionale a consolidare una posizione dominante sul mercato, estromettendo i concorrenti e garantendo profitti alle imprese ritenute vicine al clan. Un contesto nel quale D’Aniello, prima di intraprendere il percorso collaborativo, è risultato coinvolto in episodi di violenza e intimidazione rientranti nella strategia criminale dell’organizzazione.




















