NOMI E FOTO. Corruzione, 3 giudici e 4 legali nei guai per truffe assicurative collegate a incidenti stradali fittizi

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Bruno Dursio e Michele D'Amico
Bruno Dursio e Michele D'Amico

CASERTA – Un presunto collaudato sistema criminale, capace di piegare la giustizia civile ai propri interessi economici, è stato smantellato all’alba di ieri da un’operazione congiunta della polizia e della Finanza di Caserta. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma (competente per i procedimenti riguardanti i magistrati del distretto di Napoli), vi è un ipotizzato fenomeno di corruzione legato a truffe assicurative basate su incidenti stradali mai avvenuti o costruiti a tavolino. L’ordinanza cautelare, emessa dal gip del Tribunale capitolino, ha colpito sette figure chiave tra toghe onorarie e professionisti del foro. Il bilancio dell’operazione è pesante: tre giudici di pace in servizio presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono stati interdetti dai pubblici uffici per un anno; la medesima sanzione interdittiva, con il divieto di esercitare la professione legale per dodici mesi, è scattata per tre avvocati, mentre un quarto legale, Giuseppe
Luongo, 39 anni, di San Cipriano d’Aversa, è stato posto agli arresti domiciliari. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, hanno svelato un modus operandi ripetitivo e sistematico. Gli avvocati coinvolti, stando a quanto finora emerso dall’inchiesta, avrebbero curato l’intero iter burocratico e legale dei falsi sinistri, agendo come registi di una messinscena finalizzata a pilotare i risarcimenti.

Le dinamiche degli incidenti denunciati presentavano anomalie ricorrenti che han- no insospettito gli inquirenti: si trattava quasi sempre di investimenti di pedoni sulle strisce o di ciclisti (in alcuni casi venivano citati persino dei “tandem”), con la costante assenza di inter- venti delle forze di polizia sul luogo del presunto impatto. I legali non si limitavano a istruire le pratiche, ma gestivano i rapporti con consulenti tecnici d’ufficio (Ctu), medici e legali delle compagnie assicurative, assicurandosi valutazioni favorevoli e perizie compiacenti. Il tassello più inquietante dell’indagine riguarda il presunto asservimento della funzione giurisdizionale. Secondo la Procura, i tre giudici di Pace indagati avrebbero emesso sentenze favorevoli agli avvocati “amici” in cambio di somme di denaro. Queste decisioni, sostengono gli investigatori, avrebbero garantito l’accoglimento sistematico delle richieste di risarcimento per danni fisici e morali, drenando ingenti capitali dalle compagnie assicurative.

L’attività investigativa ha permesso di sequestrare preventivamente somme per oltre 280mila (su un decreto complessivo che sfiora
i 300mila euro), ritenute il provento del reato di corruzione. Oltre ai sette destinatari delle misure cautelari, l’inchiesta vede coinvolte altre tre persone a piede libero: un medico, Giuseppe D’Amico, 72 anni, di Macerata Campania; un professore universitario associato dell’Università “Vanvitelli”, Michele D’Amico, 68 anni, di Macerata Campania e la moglie di uno dei magistrati onorari, Elvira Merola, 60 anni, di Caserta, portando a dieci il numero totale dei soggetti su cui si è concentrata l’attenzione degli inquirenti. Interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficiale per la durata di un anno per i tre giudici onorari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Rodosindo Martone, 58 anni, di Caserta; Bruno Dursio, 68 anni, di Napoli e Maria Gaetana Fulgeri, 60 anni, di Santa Maria Capua Vetere. Divieto di esercitare la professione per gli avvocati Michele Zagaria, 52 anni, di Santa Maria Capua Vetere; Vincenzo Castaldo, 39 anni, originario di Caserta e Michele Chirico, 53 anni, originario di Caserta.

Nonostante la gravità degli indizi raccolti attraverso intercettazioni e analisi documentali, la guardia di finanza e la polizia hanno ribadito che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a una eventuale sentenza definitiva e avranno modo di esercitare il proprio diritto di difesa e contraddittorio innanzi al giudice terzo, che valuterà la solidità delle accuse e l’eventuale assenza di responsabilità. Resta però lo choc per un sistema che, se confermato, avrebbe trasformato un presidio di legalità in uno sportello per profitti illeciti, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e danneggiando l’intera collettività attraverso l’inevitabile innalzamento dei premi assicurativi causato dalle truffe. Oltre alle misure cautelari personali, il giudice per le indagini preliminari ha disposto un consistente sequestro preventivo finalizzato alla confisca, che mira a recuperare i proventi illeciti derivanti dal sistema corruttivo smantellato a Santa Maria Capua Vetere.

Il provvedimento colpisce i singoli indagati per importi commisurati al prezzo o al profitto della corruzione contestata in base ai diversi capi d’accusa. La somma più rilevante è stata vincolata nei confronti di Giuseppe Luongo, per un totale di 237mila euro, cifra che rappresenta il profitto complessivo delle ipotesi di corruzione contestate. Vincenzo Castaldo è invece destinatario di un sequestro di 21mila euro, mentre per Maria Gaetana Fulgeri l’import stabilito ammonta a 15mila e 500 euro, quale corrispettivo complessivo di due di- stinte ipotizzate fattispecie criminose. Il decreto coinvolge anche Michele Zagaria e Michele Chirico per una somma di 14mila euro, Rodosindo Martone per 11mila e 750 euro e infine Bruno Dursio per 10mila e 700 euro. Nel caso in cui non sia possibile rinvenire le somme liquide o i valori diretti, si proceda con la confisca per equivalente.

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