Napoli, scoperto l’arsenale del commando: bomba, pistola e maschere in silicone. È caccia al clan

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Un vero e proprio arsenale, il kit completo per un’azione criminale violenta e meticolosamente pianificata. È quanto hanno scoperto nella giornata di ieri gli agenti della Polizia di Stato nel cuore di San Ferdinando, il “salotto buono” della città, trasformato per ore in un teatro di operazioni ad alto impatto. Il blitz, finalizzato alla ricerca di armi, ha portato alla luce un covo che suggerisce la preparazione di un agguato o di una rapina di alto profilo, sventata sul nascere grazie all’acume investigativo delle forze dell’ordine.

L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba, ha visto la partecipazione congiunta degli uomini della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato San Ferdinando. A fornire un supporto cruciale sono stati il Reparto Prevenzione Crimine Campania, con il suo capillare controllo del territorio, e le infallibili Unità Cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale, i cui cani molecolari sono addestrati a fiutare polvere da sparo ed esplosivi. È stato proprio grazie al fiuto di uno di questi cani che l’attenzione degli agenti si è concentrata su un’intercapedine nascosta in un’area comune di uno stabile della zona, un nascondiglio studiato per rendere difficile l’attribuzione delle responsabilità.

Una volta forzato il vano, gli investigatori si sono trovati di fronte a un campionario da film poliziesco. Il primo oggetto rinvenuto è stata una pistola revolver, carica e pronta a fare fuoco. Accanto all’arma, un cospicuo quantitativo di munizioni di vario calibro, sufficienti a sostenere un conflitto a fuoco prolungato. Ma non era che l’inizio.

Il ritrovamento di un giubbotto antiproiettile ha confermato l’ipotesi di un’azione violenta imminente, in cui il commando aveva previsto la possibilità di una risposta armata. A rendere il quadro ancora più inquietante è stato il materiale per il camuffamento: diverse parrucche e, soprattutto, una maschera iperrealistica in silicone, di quelle utilizzate per alterare completamente i connotati del viso, rendendo quasi impossibile un’identificazione. Un dettaglio che denota un livello di pianificazione e professionalità criminale elevatissimo. A completare il “kit del rapinatore” c’erano anche cinque targhe di motoveicoli, risultate contraffatte e pronte per essere applicate su mezzi “puliti” da usare per la fuga.

L’elemento più allarmante, tuttavia, è emerso poco dopo: un ordigno esplodente rudimentale, una bomba artigianale dal peso di quasi mezzo chilo (490 grammi per la precisione). Un congegno micidiale, il cui potenziale distruttivo è ora al vaglio degli artificieri della Polizia, che lo hanno prelevato e messo in sicurezza. Il suo scopo è al centro delle indagini: poteva servire per un atto intimidatorio eclatante, per sfondare un blindato durante una rapina o per creare un diversivo.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, proseguono ora a 360 gradi. L’arsenale è stato sequestrato e sarà sottoposto ad accertamenti balistici e dattiloscopici per verificare se le armi siano state utilizzate in precedenti fatti di sangue e per risalire all’identità di chi le maneggiava. La scoperta di questo covo nel cuore di Napoli è un duro colpo inferto alla criminalità organizzata, ma al tempo stesso apre uno scenario preoccupante su quali fossero gli obiettivi del commando. La caccia al clan e ai “fantasmi” che si celavano dietro quelle maschere è appena iniziata.

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