Indagine su Magliocca. Ditte convocate in Provincia per fare voti a Forza Italia

Magliocca avrebbe chiesto e fatto chiedere sostegno per la candidata Princi (non indagata) alle imprese in rapporti con l’Ente. Gerardo Palmieri: chiamate negli uffici per consegnare i ‘bigliettini’ per le Europee

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L'ex presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca
Giorgio Magliocca

CASERTA – La pressione sui dirigenti per orientare gli affidamenti ‘sotto soglia’ verso imprese indicate dal vertice politico. E, a valle, un presunto sistema di ritorni. È la trama che la Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, contesta a Giorgio Magliocca, ex presidente della Provincia di Caserta, indagato per corruzione nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa.
Secondo i militari dell’Arma, lo schema sarebbe stato duplice: da un lato l’influenza sugli uffici per far convergere incarichi e lavori su una platea di ditte ‘segnalate’; dall’altro la ‘restituzione’ degli imprenditori beneficiari, chiamati – è la tesi investigativa – a ricambiare con sponsorizzazioni sportive e con un contributo politico in termini di voti.

In un episodio specifico viene riportato dagli investigatori anche un presunto vantaggio diverso dall’appalto: il titolare di una ditta, la Gnc, avrebbe assicurato una sponsorizzazione non per ottenere un incarico, ma per garantire al figlio del politico un percorso agevolato in un corso bandito proprio dalla Provincia. Dentro questo quadro, l’indagine ricostruisce anche una finalità ‘prettamente politica’ che si intreccerebbe con la gestione degli affidamenti: l’impegno, attribuito a Magliocca, di far leva sui rapporti con gli operatori economici per convogliare preferenze alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024.

Il capitolo Europee

Durante la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, Magliocca avrebbe sostenuto Fulvio Martusciello (estraneo all’inchiesta), esponente di Forza Italia. Con il sistema delle preferenze multiple, l’attenzione si sarebbe però concentrata anche sul nome femminile da abbinare, necessario per la validità delle preferenze espresse. La candidata indicata sarebbe stata Giuseppina Princi (anch’ella estranea all’indagine), all’epoca vicepresidente della Regione Calabria. Un passaggio ritenuto centrale dagli inquirenti: il numero di preferenze ottenute da Princi in provincia di Caserta, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe rappresentato la ‘cartina di tornasole’ del contributo politico riconducibile a Magliocca in termini di voti portati al partito e alla candidatura principale.

A dare corpo a questa lettura ci sono anche gli interrogatori del dirigente Gerardo Palmieri. Il funzionario racconta un clima di insistenza: Magliocca – riferisce – avrebbe sollecitato lui e altri dirigenti a contattare le ditte che avevano avuto rapporti di lavoro con l’ente a qualunque titolo, non solo quelle vincitrici di gare. Aggiunge poi un dettaglio operativo ritenuto significativo dagli investigatori: i titolari delle imprese sarebbero stati convocati in Provincia per ricevere il cosiddetto ‘bigliettino’, ossia il promemoria con le preferenze da esprimere al voto.
Palmieri prova anche a spiegare il meccanismo politico alla base dell’operazione: nella ricostruzione fornita non contava soltanto il risultato del candidato più noto, ma anche il peso misurabile attraverso i voti della candidata donna collegata. In altre parole, se Martusciello totalizza un certo numero di preferenze e Princi ne ottiene una quota significativa in un territorio, chi ha sostenuto quel nome può rivendicare una parte del risultato complessivo.

Un impianto che, secondo gli atti, trova un ulteriore riscontro nelle dichiarazioni del dirigente Giovanni Solino, che parla ai pm di circostanza di dominio pubblico, pur precisando di non aver ricevuto indicazioni dirette, sebbene – riferisce — diversi dirigenti si sarebbero prestati. Un passaggio che, nella lettura della Procura, rafforzerebbe l’idea di una mobilitazione diffusa all’interno dell’ente.

Le intercettazioni

Nel mosaico investigativo confluiscono anche conversazioni intercettate. In una telefonata attribuita a Magliocca con Giovanni Curtopasso (estraneo all’inchiesta), all’epoca vicesindaco di Sant’Angelo d’Alife, l’ex presidente spiega di portare un nome e insiste proprio su Princi, chiedendo un contributo numerico.

Il caso Rosato

Un altro capitolo riguarda conversazioni telefoniche e chat WhatsApp legate all’imprenditore Cosimo Rosato, titolare della Rosato Costruzioni Srl, anch’egli indagato per corruzione, indicata negli atti come beneficiaria di più affidamenti dalla Provincia e di uno dal Comune di Pignataro Maggiore nel periodo a ridosso delle Europee. Qui l’utilità contestata non sarebbe una sponsorizzazione, ma l’impegno dell’imprenditore a procacciare voti all’interno della propria rete familiare e di conoscenze per i candidati sostenuti.

Gli investigatori riportano una telefonata dell’8 giugno 2024 tra Cosimo Rosato e il fratello Salvatore (estraneo all’indagine): l’imprenditore lo invita a recarsi alle urne, parla di un favore chiesto dal presidente e lo sollecita a coinvolgere anche altri familiari. Quando il fratello chiede chiarimenti, emerge la difficoltà di comprendere chi sia il presidente citato, tanto che Rosato rinvia a una spiegazione di persona.
Secondo gli atti, il contenuto trova conferma nei messaggi successivi: Rosato invia un fac-simile elettorale con le indicazioni di voto (Martusciello, Princi e Tajani). In un’altra chat con il fratello Raffaele, l’imprenditore risulta ancora più esplicito: scrive che il presidente della Provincia ci tiene e, alla domanda su chi abbia fornito quelle indicazioni, risponde indicando direttamente il cognome Magliocca. Passaggi che, per la Procura, dimostrerebbero il collegamento tra le indicazioni politiche e l’attivazione della rete familiare per il voto.

La partita cautelare

Sul piano giudiziario, l’ultimo passaggio registrato riguarda la misura cautelare. La Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto l’arresto di Magliocca, ma il gip ha respinto la richiesta, ritenendo – secondo quanto riferito – che non sussistano gli elementi per disporre la misura. Il quadro indiziario non risulterebbe solido e non vi sarebbero esigenze cautelari, anche alla luce delle dimissioni di Magliocca dagli incarichi politici. Contro questa decisione il pubblico ministero Giacomo Urbano ha presentato ricorso al Tribunale di Napoli in funzione di giudice d’appello. La decisione è attesa per l’inizio di marzo. Magliocca e gli altri indagati, naturalmente, sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.

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