SAVIANO – Una notte di ordinaria follia, che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, quella vissuta ieri tra le strade di Saviano. Protagonisti tre giovanissimi, di appena 15 e 16 anni, che a bordo di una minicar hanno dato vita a una scena da film d’azione, culminata con un inseguimento e il lancio di un oggetto contundente contro la pattuglia dei Carabinieri. Un episodio che getta un’ombra inquietante sulla deriva giovanile nell’agro nolano e che ha portato alla denuncia di tre minori.
Tutto ha inizio nella tarda serata di ieri, 1 febbraio 2026. Al centralino del 112 giungono diverse chiamate, tutte concitate e allarmate, che raccontano la stessa, preoccupante storia: un gruppo di ragazzini si aggira per il centro cittadino brandendo delle mazze di legno, seminando il panico tra i passanti. La segnalazione è precisa e le pattuglie si mettono immediatamente in moto. Sul posto, in via Fressuriello, convergono le gazzelle della sezione radiomobile della Compagnia di Nola e i militari della stazione di Piazzolla di Nola, pronti a verificare la situazione.
È qui che la situazione precipita. I Carabinieri intercettano una minicar sospetta, omologata per due posti ma con a bordo tre giovani. Alla vista della vettura dell’Arma, il conducente, anziché fermarsi, pigia il piede sull’acceleratore, dando il via a una fuga spericolata. L’inseguimento, seppur breve, è ad altissima tensione. Durante la corsa, in un gesto di una gravità inaudita, dal finestrino del passeggero viene lanciata una pesante chiave a croce, di quelle utilizzate per smontare le ruote di scorta. L’intento, secondo gli inquirenti, era chiaramente quello di colpire la gazzella che li tallonava, un atto che avrebbe potuto causare la perdita di controllo del mezzo militare e conseguenze drammatiche.
La professionalità e la prontezza dei militari hanno però permesso di evitare il peggio. In pochi minuti, la piccola vettura viene bloccata e i tre occupanti fermati. L’identificazione rivela la loro giovanissima età: due sedicenni e un quindicenne, tutti residenti nella zona. La successiva perquisizione dell’abitacolo conferma i sospetti iniziali: all’interno viene rinvenuta una mazza di legno, l’arma segnalata nelle telefonate al 112.
Mossi di fronte ai militari, i tre hanno tentato di giustificarsi adducendo una scusa che è suonata come un classico del repertorio della delinquenza giovanile: la mazza sarebbe servita per difendersi da un’aggressione premeditata da parte di un altro gruppo di coetanei. Una versione che non ha convinto gli investigatori, i quali hanno invece ipotizzato che i tre si stessero preparando per un raid punitivo o una rissa.
Al termine degli accertamenti di rito, i tre minorenni sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli. Le accuse a loro carico sono pesanti: resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere. Dopo le formalità, sono stati riaffidati ai rispettivi genitori, ora chiamati a rispondere del comportamento dei figli. L’episodio resta come un grave campanello d’allarme sulla crescente aggressività e sulla mancanza di percezione del pericolo da parte di adolescenti sempre più giovani.




















