Maxi-sequestro nella Terra dei Fuochi: a Capua un opificio trasformato in discarica abusiva di abiti usati. Scoperti 6 lavoratori in nero.

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

CAPUA – Un altro duro colpo inferto all’ecomafia e al business illegale dei rifiuti nel cuore della “Terra dei Fuochi”. Un capannone di 600 metri quadrati, formalmente sede di una società di “commercio all’ingrosso di materiali di recupero”, era stato in realtà trasformato in un vero e proprio centro di stoccaggio e lavorazione illecita di tonnellate di rifiuti tessili. È quanto hanno scoperto nei giorni scorsi i finanzieri del Comando Provinciale di Caserta, che hanno posto sotto sequestro l’intera struttura situata nel comune di Capua, le attrezzature e un’impressionante montagna di scarti: circa 65 tonnellate di materiale.

L’operazione, condotta dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Capua con il coordinamento della Prefettura di Caserta, si inserisce nella più ampia strategia di contrasto alle filiere produttive a rischio che continuano a inquinare il martoriato territorio campano. Quando i militari, affiancati dal personale tecnico dell’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), hanno varcato la soglia dell’opificio, si sono trovati di fronte a uno scenario inequivocabile. Enormi balle di indumenti usati, provenienti per la maggior parte dalle raccolte urbane effettuate nel Nord Italia, erano accatastate ovunque, frammiste a rifiuti di plastica e cartone.

L’analisi tecnica ha immediatamente chiarito la natura illecita dell’attività. Sebbene all’apparenza potessero sembrare semplici vestiti di seconda mano, si trattava a tutti gli effetti di “rifiuti speciali non pericolosi”. La legge, infatti, impone che gli indumenti usati, per poter essere reimmessi nel mercato, debbano essere sottoposti a rigorosi processi di selezione e igienizzazione. Processi che, in questo caso, erano totalmente assenti. L’azienda, di fatto, trattava gli abiti come mero rifiuto da gestire al di fuori di ogni regola, con rischi ambientali e sanitari ancora da quantificare.

A rendere il quadro ancora più grave, la totale assenza di autorizzazioni. La società controllata era priva di qualsiasi permesso ambientale necessario per il trattamento dei rifiuti, pur avendo già allestito e avviato un impianto per la messa in riserva e il recupero di tali materiali. Un’attività illegale a pieno regime, dunque, stroncata sul nascere grazie all’intervento ispettivo.

Ma l’illegalità non si fermava all’aspetto ambientale. All’interno del capannone, i finanzieri hanno sorpreso sei persone intente a lavorare, smistando e processando i rifiuti, in totale assenza delle preventive comunicazioni di assunzione. Sei “lavoratori in nero”, sfruttati senza alcuna tutela contrattuale, previdenziale e di sicurezza, in un contesto lavorativo già di per sé potenzialmente pericoloso.

Al termine delle operazioni, il rappresentante legale della società, un uomo di 50 anni originario dell’hinterland napoletano, è stato deferito alla Procura della Repubblica per il reato di illecita gestione di rifiuti. Contestualmente, è stato segnalato all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, che procederà con l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. L’intero immobile, insieme alle 65 tonnellate di rifiuti e alle attrezzature, è stato sottoposto a sequestro probatorio.

Si precisa, come d’obbligo in questa fase, che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. L’odierno indagato è pertanto da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. La misura cautelare reale è stata adottata in assenza di contraddittorio e sarà compito del Giudice, nella successiva fase processuale, valutare l’effettiva sussistenza di ogni forma di responsabilità in capo all’indagato.

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