Le soffiate al presidente. Spunta un carabiniere nella rete di Magliocca. Due indagini sulla fuga di notizie

Le testimonianze di politici e dirigenti raccolte dalla Procura e inserite nell'inchiesta su Giorgio Magliocca

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Pasquale Crisci, Magliocca e De Rosa
Pasquale Crisci, Giorgio Magliocca e Marcello De Rosa

CASERTA – Raddoppiano le gioie e dimezzano i dolori. Chi? Gli amici. E Giorgio Magliocca, stando alle testimonianze di politici e dirigenti che hanno deciso di parlare con i magistrati, di amici ne avrebbe avuti diversi. Anche tra le forze dell’ordine. Se davvero a lui siano serviti a duplicare le gioie non è dato saperlo. Di certo, però, per chi ha indagato sull’ormai ex presidente della Provincia (ed ex sindaco di Pignataro Maggiore), quelle relazioni sarebbero state tutt’altro che irrilevanti. Utili, se non ad allontanare i guai, quantomeno a conoscerli prima.
Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, Magliocca avrebbe fatto leva su rapporti personali con appartenenti alle forze dell’ordine per ottenere informazioni riservate: quelle che non si possono rivelare, quelle che, se comunicate a chi non appartiene al tuo stesso ufficio, diventano reato. Informazioni che, per l’accusa, sarebbero servite anche come strumento di pressione (o monito) nei confronti degli avversari politici.

In questa rete di contatti rientrerebbe un carabiniere che, fino a poco tempo fa, prestava servizio al comando provinciale di Caserta. A parlarne agli inquirenti è stato Marcello De Rosa, ex vicepresidente della Provincia (facente funzioni dopo le dimissioni di Magliocca) e oggi vicesindaco di Casapesenna e consigliere provinciale.

Nel corso di un interrogatorio, De Rosa ha raccontato che Magliocca – quando il loro rapporto personale e politico era ancora solido – gli avrebbe confidato di avere amicizie in ambienti giudiziari e di essere, di fatto, ‘protetto’, tanto da essere informato in anticipo dell’esistenza di indagini a suo carico.

Un rapporto che, successivamente, si è incrinato definitivamente tra i due – tra il pignatarese e il casapesennese – fino alla rottura politica. La frattura maturò con il tentativo messo in atto da Magliocca di rimuovere De Rosa dalla carica di vicepresidente quando era già dimissionario, affidando quel ruolo a Gaetano Di Monaco, nel tentativo di impedire al casapesennese – una volta ufficialmente fuori – di mantenere la gestione dell’Ente. Un blitz che però fallì. De Rosa, presentando ricorso e ottenendo ragione sia al Tar sia al Consiglio di Stato, dimostrò che la nomina di Di Monaco non era legittima e divenne lui presidente facente funzioni fino alle recenti elezioni (che hanno poi affidato la guida dell’Ente ad Anacleto Colombiano, politico vicino al consigliere regionale di Mondragone Giovanni Zannini).

Torniamo alle presunte talpe. Sempre secondo De Rosa, nel giugno 2024 Magliocca gli avrebbe parlato di una conoscenza diretta all’interno dell’ufficio intercettazioni della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Un passaggio che, per l’accusa, trova riscontro nella vicenda emersa nell’ottobre 2024 – quando scattarono le perquisizioni per acquisire telefonini, documenti e altro – relativa a una presunta fuga di notizie di cui Magliocca avrebbe beneficiato grazie a un finanziere in servizio proprio in quell’ufficio.

Ma De Rosa è andato oltre. Ai magistrati ha parlato – e veniamo alla novità – pure del carabiniere. Un militare che, a suo dire, si recava negli uffici della Provincia. De Rosa afferma di averlo visto personalmente e di aver assistito a un colloquio tra lui e Magliocca, avvenuto nei pressi del terrazzino del suo ufficio.

C’è poi un ulteriore dettaglio. Il casapesennese, da poco diventato presidente regionale di Noi di Centro – creatura mastelliana – riferisce di aver appreso da Pasquale Crisci, anche lui ex vicepresidente della Provincia (incarico ricoperto fino all’arresto nel 2023, oggi libero, per una vicenda di presunta corruzione a Santa Maria a Vico approfondita dalla Dda di Napoli), che la compagna del carabiniere sarebbe stata assunta presso un ente pubblico.

De Rosa racconta inoltre di essersi trovato alla festa per i 50 anni di Gerardo Palmieri, dirigente della Provincia e una delle principali fonti di prova dell’accusa (ha reso dichiarazioni sul presunto sistema di gestione non regolare degli affidamenti). Palmieri, sentito dagli inquirenti sul carabiniere, ha confermato di aver visto più volte il militare dell’Arma insieme a Magliocca, precisando però che non era presente alla sua festa.
Anche Pasquale Crisci è stato ascoltato dai pm sul tema delle presunte ‘talpe’ dell’ex presidente. Il politico di Santa Maria a Vico, ex zanniniano, ha sostenuto che Magliocca vantasse amicizie con esponenti delle forze dell’ordine e con persone che lavoravano in Procura, in grado di fornirgli informazioni. In particolare, avrebbe avuto contatti con un maresciallo dei carabinieri – quello indicato da De Rosa – che aveva prestato servizio anche a Santa Maria a Vico. Gli investigatori hanno inoltre tracciato contatti telefonici tra Magliocca e il militare.
Tornando a De Rosa, il casapesennese ha raccontato anche uno sfogo di Magliocca successivo alle perquisizioni. Uno sfogo che, secondo gli inquirenti, rafforzerebbe il quadro accusatorio. L’allora presidente avrebbe detto che solo i carabinieri di Aversa avrebbero potuto indagare su di lui. Ed è ciò che, in effetti, è avvenuto. Perché, in quel caso, con l’indagine affidata ai militari del Gruppo normanno, gli sarebbe stata preclusa la possibilità di ricevere informazioni. Insomma, lo Stato ha sempre i suoi anticorpi per portare avanti le proprie battaglie.
Il capitolo delle presunte fughe di notizie è oggi oggetto di due indagini distinte: una riguarda il finanziere, l’altra il carabiniere. Entrambi sono stati allontanati dai rispettivi incarichi originari.

Al di là del presunto beneficio derivante dalla fuga di notizie, Magliocca sta affrontando un’accusa più pesante: quella di corruzione. Secondo la Procura, la disponibilità di informazioni riservate e la rete di contatti avrebbero costituito solo il contorno di un sistema di gestione non regolare (per gli inquirenti) degli affidamenti sotto soglia. Affidamenti che, sempre a detta della Procura, Magliocca avrebbe indirizzato indicando ai dirigenti le imprese da favorire. Ditte che, in cambio, avrebbero garantito sponsorizzazioni alle squadre di calcio giovanile in cui militava uno dei suoi figli.

Un’ipotesi accusatoria che ha portato il pm Giacomo Urbano a chiedere la custodia cautelare per l’ex presidente della Provincia. Richiesta respinta dal gip del Tribunale di S. Maria Capua Vetere e impugnata davanti al Tribunale di Napoli in funzione di giudice d’appello. La decisione è attesa per l’inizio di marzo.

Una tesi che, naturalmente, dovrà essere verificata in sede giudiziaria. Per ora, i giudici sono chiamati a pronunciarsi solo sul destino cautelare di Giorgio Magliocca.

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