NAPOLI – Alle prime luci dell’alba di oggi, 4 febbraio 2026, il quartiere di Scampia si è risvegliato al suono delle sirene. Una vasta operazione congiunta della Squadra Mobile di Napoli e dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli-Stella ha inferto un colpo durissimo alla criminalità organizzata locale, smantellando di fatto il vertice e la struttura operativa del clan Raia. Su delega del Procuratore della Repubblica, è stata data esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di reati pesantissimi: associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Tutti i reati sono aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, a testimonianza della caratura criminale del sodalizio.
Le complesse e articolate indagini, coordinate dalla DDA partenopea, hanno permesso di squarciare il velo sull’ascesa e la piena operatività del clan Raia, una formazione criminale che, nata come una “costola” del più noto gruppo Notturno, era riuscita a ritagliarsi una sua sanguinosa autonomia. Gli investigatori hanno documentato come i Raia fossero diventati un gruppo indipendente, capace di gestire un ampio ventaglio di attività illecite e di imporre un controllo del territorio secondo i più classici schemi camorristici. Il feudo del clan era il cuore di Scampia, in particolare le aree note come “Chalet Bakù” e “Oasi del buon pastore”, trasformate in fortezze del malaffare.
L’inchiesta ha ricostruito una struttura criminale stabile, unitaria e verticistica, con una precisa ripartizione di ruoli e compiti. L’obiettivo primario era assicurare la continuità del business più redditizio: il traffico di droga. Le “piazze di spaccio” gestite dal clan lavoravano senza sosta, inondando il mercato di ogni tipo di sostanza: hashish, marijuana, cocaina, crack, fino ai devastanti eroina e cobret. Un’egemonia criminale totale, mantenuta con il pugno di ferro e la violenza.
Il controllo capillare del territorio non si limitava alla gestione dello spaccio. Le indagini hanno provato come il clan Raia non esitasse a ricorrere alla contrapposizione armata con le organizzazioni rivali e a plateali azioni dimostrative, le famigerate “stese”, per seminare il terrore e ribadire il proprio dominio. Ma la violenza era anche uno strumento per il controllo del patrimonio immobiliare. È emerso, infatti, un quadro sconcertante sulla gestione forzata delle abitazioni popolari: alcuni esponenti del clan non avrebbero esitato a usare la forza anche contro membri della famiglia Notturno, un tempo loro alleata, per sottrarre loro gli appartamenti e assegnarli a sodali fedeli o per rivenderli sul mercato nero.
Un altro elemento chiave che qualifica il sodalizio come un’organizzazione di stampo mafioso è la gestione della “cassa comune”. I proventi delle attività illecite venivano meticolosamente raccolti e redistribuiti per il mantenimento dei membri del clan, sia quelli liberi sia quelli detenuti, attraverso la corresponsione delle cosiddette “mesate”. Dalle intercettazioni è emerso un dettaglio significativo sulla gerarchia interna: in una conversazione tra i fratelli promotori del clan, si discuteva di come chi fosse libero e operativo sul territorio dovesse percepire quote maggiori rispetto ai fratelli reclusi, a riprova di una contabilità precisa e spietata.
L’operazione di oggi segna un punto fondamentale nella lotta dello Stato contro la Camorra a Scampia. Tuttavia, si precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I destinatari sono persone sottoposte alle indagini e, come tali, sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.





















