Zannini non risponde alle domande del gip ma presenta memorie difensive: due ore di ‘monologo’

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Giovanni Zannini, consigliere regionale
Giovanni Zannini, consigliere regionale

CASERTA – Carte su carte. Documenti raccolti e messi in fila con un obiettivo preciso: provare a contrastare l’impianto accusatorio della Procura di Santa Maria Capua Vetere e convincere il gip Daniela Vecchiarelli a non disporre misure cautelari. È questa la strategia difensiva messa in campo dal mondragonese Giovanni Zannini, per il quale i pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone hanno chiesto la custodia cautelare in carcere, e dai castellani Luigi e Paolo Griffo, per i quali è stato invece proposto il divieto di dimora.

Ieri è stato il giorno dell’interrogatorio preventivo, il passaggio introdotto dalla riforma Nordio che consente agli indagati di confrontarsi con il giudice chiamato a decidere sul loro destino cautelare. Un’occasione che, però, non è stata colta fino in fondo: nessuno degli inquisiti ha risposto alle domande del gip, scegliendo una linea difensiva fondata su memorie e dichiarazioni spontanee.

Giovanni Zannini, consigliere regionale di Forza Italia, assistito dall’avvocato Angelo Raucci, ha depositato una memoria difensiva e ha reso una dichiarazione spontanea durata quasi due ore. Una sorta di arringa difensiva, condotta in prima persona, nella quale non ha rinunciato a richiamare anche il suo recente passato di avvocato penalista.

Due i capitoli centrali affrontati. Sul fronte sanitario, Zannini ha negato di aver esercitato pressioni, dirette o indirette, per ottenere la rimozione di Enzo Iodice dall’incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta. In particolare, ha escluso di essersi mai interfacciato con Antonio Postiglione – indagato in concorso per concussione – per veicolare un presunto aut aut nei confronti di Iodice. Una ricostruzione che, secondo la difesa, trova riscontro nelle stesse dichiarazioni rese da Iodice nel corso degli interrogatori con i pm, durante i quali avrebbe chiarito di non aver mai ricevuto ultimatum o pressioni per lasciare l’incarico. Per Postiglione, del resto, il gip non ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’interrogatorio preventivo, non ravvisando – almeno in questa fase – esigenze cautelari.

Il secondo filone riguarda la vicenda Spinosa, legata alla realizzazione del maxi caseificio a Cancello ed Arnone. In questo contesto Zannini ha chiarito di essersi interessato esclusivamente per tutelare l’operazione industriale che – a suo dire – avrebbe garantito lavoro e continuità occupazionale a numerose famiglie del territorio. Un intervento che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato finalizzato a evitare che il progetto non si concretizzasse e che la società subisse contraccolpi negativi con ricadute occupazionali.

Il consigliere regionale ha respinto l’ipotesi di pressioni sui dirigenti regionali per “aggiustare” la pratica portata avanti dalla società Spinosa e scongiurare la perdita dei finanziamenti Invitalia, utilizzati per la costruzione del caseificio e pari a oltre 10 milioni di euro. Zannini ha sottolineato che il suo ruolo istituzionale era – al tempo della condotta contestata – ed è di natura legislativa e non esecutiva, e che quindi non avrebbe potuto incidere in alcun modo sulle decisioni amministrative, che restano di competenza della Giunta regionale e degli uffici.

Per Luigi e Paolo Griffo, assistiti dagli avvocati Giuseppe Stellato e Mario Griffo, e accusati in concorso con Zannini di corruzione, truffa e falso, la strategia difensiva è stata ancora più essenziale. Dopo aver depositato le memorie difensive, i due imprenditori hanno scelto di allegare agli atti dichiarazioni spontanee scritte, ribadendo l’assenza di qualsiasi accordo corruttivo e contestando alla radice la ricostruzione accusatoria della Procura.

Secondo i pm, Zannini sarebbe stato ripagato dell’interessamento con una mini-crociera di tre giorni su uno yacht a Capri; il politico avrebbe saldato il costo della vacanza solo quando seppe – sostiene l’accusa – di essere indagato.

Nelle memorie, la difesa dei Griffo sostiene che l’intera vicenda poggerebbe su un presupposto tecnico-amministrativo errato, in particolare sull’asserita abusività dell’intervento edilizio, legata alla realizzazione del mega caseificio in assenza di Vinca preventiva. Un presupposto che – a detta dei legali – sarebbe smentito dalla validità dei titoli edilizi rilasciati e dal quadro normativo vigente al momento delle autorizzazioni. Da qui la tesi dell’inesistenza dei reati di truffa, falso e corruzione contestati in concorso agli imprenditori.

Archiviata con ieri la fase dell’interrogatorio preventivo, la parola passa ora al gip Daniela Vecchiarelli. Non ci sono termini stringenti: il giudice ha un ampio margine temporale per valutare le carte, le memorie e le dichiarazioni depositate prima di decidere se accogliere o rigettare le richieste di misura cautelare avanzate dalla Procura. Una decisione che si annuncia delicata e destinata a pesare non solo sul destino processuale degli indagati, ma anche sugli equilibri politici e istituzionali che ruotano attorno all’inchiesta.

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