Epstein files, spunta ‘Nicola Caputo’. Il politico di Forza Italia: “È un errore, non sono io”

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Nicola Caputo

CASERTA – Che gli Epstein files avessero un potenziale mediatico enorme, capace di incidere sui destini di politici e imprenditori, era prevedibile. E così è stato. Meno scontato, invece, che da quella mole di documenti potesse emergere un presunto collegamento, seppur solo nominale, con la provincia di Caserta.

Eppure, stando alle ultime indiscrezioni provenienti dagli Stati Uniti, anche questo scenario si è materializzato.

Nell’elenco di sei uomini definiti di “alto profilo”, citati all’interno dei cosiddetti Epstein files – i milioni di documenti desecretati sul caso di Jeffrey Epstein – compare infatti anche il nome di Nicola Caputo. Una circostanza che, nella serata di ieri, ha rapidamente innescato un caso mediatico capace di attraversare l’Atlantico e arrivare fino in Terra di Lavoro, coinvolgendo l’ex europarlamentare del Partito Democratico, fino a pochi mesi fa assessore della giunta regionale campana guidata da Vincenzo De Luca e oggi esponente di Forza Italia.

Va chiarito subito un punto: Caputo nega in modo netto e categorico qualsiasi collegamento con la vicenda, parla di omonimia e annuncia iniziative a tutela della propria reputazione. Nel frattempo, la pubblicazione dei file continua a produrre effetti politici e mediatici, riaccendendo il dibattito sulla trasparenza e sull’uso pubblico di materiale giudiziario.

A rendere noto l’elenco dei sei nomi è stato il deputato democratico statunitense Ro Khanna, le cui dichiarazioni sono state riprese dai principali media americani. Tra le persone citate figurano Leslie Wexner, fondatore di Victoria’s Secret, l’uomo d’affari Ahmed bin Sulayem e – secondo quanto riportato – “Nicola Caputo”, insieme a Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov.

La reazione dell’ex eurodeputato è stata immediata. «Non c’entro nulla con questa storia. Il Nicola Caputo che cercate non sono io», ha dichiarato, spiegando che nel 2009 – periodo a cui risalgono alcune delle carte – ricopriva il ruolo di consigliere regionale e non aveva rapporti con gli Stati Uniti. Caputo ha inoltre annunciato l’intenzione di contattare l’ambasciata americana per chiarimenti, ribadendo di non voler accettare «linciaggi mediatici».

In una successiva nota diffusa sui social, Caputo – oggi consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani – ha escluso «in maniera categorica» di aver mai avuto contatti con Epstein o con il suo entourage. Contestando l’associazione tra il suo nome, la sua immagine e la sua carriera politico-amministrativa, ha dato mandato al proprio legale di tutelare la sua reputazione, definendo tali accostamenti «immotivati e arbitrari».

Per comprendere la portata del caso è necessario chiarire cosa siano gli Epstein files: una vasta raccolta di documenti, immagini e materiali acquisiti dalle autorità statunitensi nel corso di anni di indagini su Epstein e sulla sua rete di relazioni. La loro pubblicazione è avvenuta in seguito a una legge del Congresso che ha imposto la desecretazione, con alcune eccezioni legate a procedimenti ancora in corso.

Un elemento resta centrale: la presenza di un nome nei file non equivale ad accuse né a responsabilità penali. In molti casi si tratta di semplici riferimenti, citazioni o contatti indiretti. Lo stesso Dipartimento di Giustizia americano ha avvertito che parte del materiale potrebbe contenere informazioni non verificate o non contestualizzate.

Nato a New York nel 1953, Jeffrey Epstein passò dall’insegnamento a Wall Street, fondando la J. Epstein & Co. e costruendo una rete di relazioni nei più alti ambienti economici, politici e culturali internazionali. Dal 2005 iniziarono le prime denunce per abusi sessuali su minorenni; dopo un controverso patteggiamento nel 2008, nuove accuse portarono al suo arresto federale nel 2019 per traffico di esseri umani a scopo sessuale. Morì in carcere nell’agosto dello stesso anno. La sua collaboratrice Ghislaine Maxwell è stata successivamente condannata a 20 anni di reclusione.

La desecretazione degli Epstein files ha così riacceso l’attenzione sui crimini del finanziere e sui suoi rapporti con personaggi potenti, tra cui Donald Trump, ma ha anche alimentato polemiche e il rischio di disinformazione. In questo contesto, la semplice citazione di un nome può avere conseguenze mediatiche rilevanti. È in questo scenario che si colloca il caso Caputo: tra la richiesta di trasparenza e la necessità di non sovrapporre citazioni documentali e responsabilità reali. Mentre negli Stati Uniti prosegue l’analisi dei milioni di file, in Italia il dibattito resta aperto sugli effetti di un’affaire globale che continua a produrre onde lunghe.

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