Castel Volturno, indagini sul sindaco Marrandino: negato il Consiglio comunale sul ‘terremoto giudiziario’

341
Antonio Portaro, Anastasia Petrella e Nicola Oliva
Antonio Portaro, Anastasia Petrella e Nicola Oliva

CASTEL VOLTURNO – Quando toccano amministratori, le vicende giudiziarie non possono che avere ripercussioni anche sulla politica. È fisiologico, a tratti inevitabile. Sono ben quattro i filoni investigativi che riguardano il sindaco Pasquale Marrandino, aperti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Che ci sia fibrillazione nel Comune che guida è, quindi, a dir poco scontato. I consiglieri di opposizione Anastasia Petrella, Nicola Oliva e Antonio Portaro, preso atto di quanto sta succedendo – perquisizioni, indagini chiuse e filoni ancora attivi – avevano chiesto la convocazione di un Consiglio comunale per affrontare il “terremoto giudiziario” che coinvolge il primo cittadino e, in uno dei filoni, anche il vicesindaco Giulio Natale e l’assessore Andrea Scalzone, in relazione a presunti episodi di corruzione elettorale. La richiesta, però, è stata respinta dalla presidente del Consiglio, Raffaela Baiano, perché non firmata dal numero minimo necessario di consiglieri per disporre la convocazione dell’assise.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la contestazione dell’opposizione. I tre consiglieri sostengono infatti di rappresentare un quinto dei componenti del Consiglio comunale, quota che – secondo quanto previsto dal Testo unico degli enti locali a tutela delle minoranze – sarebbe sufficiente per ottenere la convocazione. A loro avviso, nel calcolo si dovrebbe procedere con arrotondamento per difetto e non per eccesso, circostanza che renderebbe pienamente valida la richiesta presentata. Per questo ritengono che la presidente Baiano abbia errato nell’interpretazione della norma regolamentare.

Una decisione che ha scatenato la reazione dell’opposizione. “Non perché il tema non sia serio, non perché riguardi tutti, ma perché qualcuno ha deciso che di questa vicenda non si debba discutere in aula, davanti ai cittadini”, attaccano in una nota congiunta. Secondo i tre consiglieri, il diniego sarebbe frutto di “un’interpretazione formale del regolamento, utile a chiudere la discussione prima ancora di aprirla”. Un cavillo che, di fatto, impedirebbe il confronto pubblico su una vicenda che – sottolineano – investe l’intera amministrazione.

“Quando un’amministrazione è attraversata da più filoni d’indagine e rifiuta il confronto pubblico, il problema non è l’opposizione. Il problema è chi si sottrae”, proseguono Petrella, Oliva e Portaro, respingendo anche l’ipotesi di una semplice comunicazione del sindaco alla cittadinanza. “Una comunicazione unilaterale non sostituisce il confronto democratico, non permette chiarimenti, non garantisce trasparenza. La fiducia non si chiede: si merita. E si merita nei luoghi istituzionali, non con dichiarazioni a senso unico”.

Da qui l’annuncio: fino alla convocazione di un Consiglio comunale dedicato esclusivamente alla vicenda giudiziaria, i tre consiglieri non parteciperanno ai lavori dell’assise. “Non per protesta – precisano – ma per rispetto delle istituzioni. Perché senza confronto pubblico non c’è democrazia e senza democrazia non c’è governo credibile”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome