MONDRAGONE – Il crack “low cost” e il piano contro i carabinieri: i retroscena dell’inchiesta Gagliardi. L’operazione che l’altro ieri ha portato all’esecuzione di 25 misure cautelari contro il clan Gagliardi, costola dei casalesi a Mondragone, continua a svelare dettagli inquietanti sulla gestione del territorio. Tra intercettazioni sulla “pungitura” rituale e strategie di mercato spietate, emerge il ritratto di un’organizzazione pronta a tutto pur di mantenere il monopolio dello spaccio e la supremazia sulle istituzioni. Uno dei retroscena più significativi riguarda la spietata concorrenza commerciale all’interno delle piazze di spaccio. In un’intercettazione datata 6 novembre 2023, gli inquirenti documentano una videochiamata tra i vertici e i pusher del gruppo, tra cui Antonio Bova ed Emanuele Iacobucci. Il problema sollevato dai pusher è puramente economico: i clienti abituali, tra cui un nutrito gruppo di cittadini bulgari, stavano disertando la piazza del clan. Il motivo? Una donna non identificata che vendeva crack a prezzi “fuori mercato”.
“Ci sta una signora che fa i 10 euro per fumare”, riferiva Iacobucci a Bova, spiegando il crollo delle vendite. La reazione del capoclan è immediata e brutale: “Fatele saltare la macchina in aria”. Bova non usa giri di parole e impartisce ordini precisi: “Domani sera andate incappucciati sotto casa, prendete la benzina e fategli saltare la macchina”. Solo in un secondo momento il gruppo decide di optare per una strategia diplomatica criminale, suggerendo di mandare “l’imbasciata del nonno”, ovvero di far intervenire direttamente il boss Angelo Gagliardi per “convincere” la donna a cessare la concorrenza sleale.
Ma l’arroganza del clan non si fermava al controllo dei prezzi della droga. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli e condotta dai carabinieri di Caserta, ha svelato un progetto ancora più grave: un attentato dimostrativo contro la tenenza dei carabinieri di via Venezia a Mondragone. Secondo gli inquirenti, il gruppo stava pianificando una “stesa” – una raffica di colpi d’arma da fuoco ad altezza uomo – contro la caserma. Un atto di sfida diretta allo Stato finalizzato a riaffermare il controllo del territorio e intimidire gli uomini dell’Arma che con le loro indagini stavano stringendo il cerchio attorno alla cosca. “Sono emerse modalità di intimidazione particolarmente inquietanti”, ha sottolineato il procuratore aggiunto Michele Del Prete, evidenziando come il clan avesse ormai perso ogni freno inibitore.
A completare il quadro di una consorteria criminale di stampo arcaico e pericolosissimo è la scoperta dei riti di affiliazione. I militari hanno documentato la pratica della “pungitura”, un rituale di iniziazione tipico della camorra più ortodossa e delle mafie siciliane e calabresi. Un segnale chiaro della volontà dei Gagliardi di blindare l’organizzazione con vincoli di sangue e omertà, nel tentativo di ricostruire una gerarchia solida e impermeabile alle collaborazioni con la giustizia. L’inchiesta di due giorni fa ha di fatto smantellato questa “galassia criminale”, ma i retroscena sulle intercettazioni raccontano di una Mondragone sospesa tra logiche aziendali dello spaccio e una violenza militare pronta a colpire chiunque, dalle donne “concorrenti” alle divise dei carabinieri.
Al vertice del gruppo sarebbe rimasto Angelo Gagliardi, 72 anni, alias “Mangianastri”, già detenuto presso la casa circondariale di Bologna. Secondo gli inquirenti, il boss avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere. In una videochiamata intercettata, mentre un suo uomo stava pestando un rivenditore di auto che aveva tentato di sottrarsi al pagamento del racket, avrebbe intimato: “Ti devi regolare, noi agiamo così”. Le attività tecniche hanno anche fatto emergere un presunto tentativo di screditare un militare dell’Arma in servizio a Mondragone. Dopo un ingente sequestro di droga, il clan avrebbe cercato di far circolare la voce che una donna coinvolta nel blitz fosse l’amante del carabiniere e che la segnalazione fosse frutto di una ritorsione personale, nel tentativo di minarne la credibilità.



















