Mondragone, bonifici e regali ai carcerati: così il clan Gagliardi pagava gli affiliati

422
Antonio Bova, Angelo Gagliardi e Alessandro Martino
Antonio Bova, Angelo Gagliardi e Alessandro Martino

MONDRAGONE – Se c’è mafia, se esiste una struttura criminale solida, è anche perché viene garantito il sostegno economico ai suoi affiliati detenuti e ai familiari. Proprio questo mutuo soccorso, secondo gli inquirenti della Dda di Napoli, rappresenta uno dei pilastri organizzativi del clan Gagliardi. A ricostruirlo è l’indagine dei carabinieri di Mondragone che, attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, ha documentato un sistema strutturato di versamenti di denaro, regali e aiuti materiali destinati agli affiliati finiti in carcere.

Dalle conversazioni emerge il ruolo centrale di Antonio Bova, nipote acquisito del boss Angelo Gagliardi, detto “Mangianastri”, indicato come figura di vertice incaricata di gestire i contributi economici. In un dialogo del 16 novembre 2023, parlando con familiari di detenuti, Bova rassicura sull’invio dei soldi per le festività natalizie: una settimana prima del 25 dicembre avrebbe mandato “200 euro per uno”, tramite bonifici su Iban, a diversi affiliati detenuti, segno di una contribuzione periodica e organizzata.

Le intercettazioni mostrano anche le tensioni legate alle continue richieste di denaro. In una videochiamata del 21 novembre 2023, ascoltata dai militari dell’Arma, Bova si lamenta delle pretese avanzate dai detenuti e dai parenti, ricordando che una persona aveva già ricevuto oltre 1.000 euro in un mese e mezzo. I contributi continuavano comunque a essere erogati secondo una gerarchia interna, con somme maggiori destinate ai sodali più rilevanti.

In un passaggio ritenuto significativo, Bova afferma di poter inviare anche “1.000 o 2.000 euro a settimana” a un affiliato di primo piano che aveva commesso reati insieme a lui. Per gli investigatori il riferimento sarebbe ad Alessandro Martino, detto “Martone”, confermando un sistema di assistenza economica proporzionato al peso criminale dei singoli. Il sostegno riguardava anche le famiglie. Nel dicembre 2023 viene documentata la consegna di 370 euro alla madre di un detenuto, destinati al mantenimento del figlio in carcere. In altri dialoghi si parla di regali natalizi e aiuti ai bambini degli affiliati, con vestiti e beni di prima necessità. Bova riferisce di aver speso circa 4.000 euro durante le festività, oltre a inviare settimanalmente somme tra 50 e 100 euro e a sostenere spese per pacchi destinati ai carcerati e alle famiglie in difficoltà.

Dalle intercettazioni emerge inoltre, sostiene l’accusa, il valore simbolico del sistema: non abbandonare nessuno. Per gli inquirenti proprio questo meccanismo di assistenza stabile e gerarchizzata rappresenta uno degli indicatori tipici di un’associazione mafiosa, capace di mantenere coesione e fedeltà anche durante la detenzione. Lo spaccato emerge nell’indagine che la scorsa settimana ha portato a 21 misure cautelari contro il clan Gagliardi, ritenuto tornato operativo dopo la temporanea scarcerazione del boss. A fare da collante tra carcere e territorio sarebbe stato proprio Bova, oggi detenuto con accuse di associazione mafiosa e traffico di droga.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome