NOMI E FOTO. Delitto di camorra nel parcheggio di un bar a Pozzuoli: 4 arresti dopo 15 anni

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Salvatore Cianciulli, Ferdinando Aulitto, Mario Pagliuca e Procolo Pagliuca (indagato)
Salvatore Cianciulli, Ferdinando Aulitto, Mario Pagliuca e Procolo Pagliuca (indagato)

POZZUOLI – Quindici anni di silenzio, di indagini pazienti, di tasselli ricomposti uno dopo l’altro. Poi, all’alba, il cerchio si è chiuso. I carabinieri della Compagnia di Pozzuoli, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Carmine Campana, assassinato il 15 maggio 2010 a Licola, nel parcheggio del locale “Agua Negra”. Un delitto di camorra maturato nel pieno della guerra tra clan per il controllo del territorio flegreo e giuglianese. Cianciulli e Aulitto erano già detenuti.

Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, mandanti ed esecutori materiali del delitto, aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Pagliuca. Secondo le indagini, coordinate dalla Dda e condotte dai militari agli ordini del capitano Raffaele Castanò, Campana fu eliminato perché ritenuto uomo di fiducia del boss Gaetano Beneduce. Per gli investigatori era il cassiere del clan e il gestore delle estorsioni: una figura chiave negli equilibri criminali dell’epoca, diventata bersaglio nella faida che vedeva contrapposti i gruppi Pagliuca-Longobardi e Beneduce.

Quella mattina di maggio del 2010 l’agguato fu rapido e spietato. Campana si trovava nella sua Smart quando due killer, in sella a uno scooter Yamaha T-Max e con i volti coperti da caschi integrali, si avvicinarono all’auto. Cinque colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, diretti al volto. Un’esecuzione in pieno giorno, davanti a numerosi testimoni, che segnò uno dei momenti più violenti di quella stagione di sangue.

Ieri, a distanza di oltre quindici anni, la svolta investigativa. I provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Napoli Antonino Santoro riguardano Mario Pagliuca, 46 anni, fratello del collaboratore di giustizia Procolo (indagato a piede libero) e figlio di Salvatore Pagliuca detto ’o biondo, già condannato all’ergastolo; Leonardo Tortorella, 55enne di Giugliano, cognato di Pagliuca; Salvatore Cianciulli, 39 anni; e Ferdinando Aulitto, 59enne, ritenuto figura di vertice a Monteruscello.

Determinante per la ricostruzione dei fatti è stato anche il contributo di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui esponenti della camorra puteolana. Secondo quanto emerso, a sparare sarebbe stato proprio Cianciulli, alias “Masaniello”, imparentato con i Lepre del Cavone di Napoli, mentre alla guida dello scooter ci sarebbe stato il collaboratore Gennaro Alfano.

L’operazione rappresenta un nuovo capitolo nella lunga attività di contrasto alla criminalità organizzata sul territorio e dimostra come, anche a distanza di molti anni, i delitti di camorra non restino senza risposta. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare emessa nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Ma sul piano investigativo il messaggio è chiaro: il tempo non cancella le responsabilità. E anche i cold case della camorra, prima o poi, tornano a chiedere giustizia.

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