Trapianto di cuore fallito al Monaldi: “Il piccolo non può essere operato”

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Bimbo del trapianto fallito
Bimbo del trapianto fallito con la mamma

NAPOLI – «Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto. La Direzione Strategica ha provveduto a informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile». Lo ha reso noto l’Azienda Ospedaliera dei Colli dopo il consulto tanto atteso tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico.

Si chiude nel modo più doloroso il caso di Domenico, il piccolo di due anni che lo scorso 23 dicembre aveva ricevuto, all’ospedale Monaldi, un cuore purtroppo rivelatosi danneggiato. Dopo ore di attesa e speranze, l’Heart Team – il pool di specialisti riunito dalla Direzione Strategica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – ha emesso il verdetto definitivo: il bambino non riceverà un secondo organo. Sulla base degli ultimi esami strumentali e delle analisi, il team ha concluso che il piccolo versa in condizioni gravissime e non supererebbe un nuovo intervento chirurgico. L’impossibilità di procedere è legata all’estrema fragilità del quadro clinico attuale.

Intanto la madre, Patrizia Mercolino, ha incontrato il presidente Roberto Fico, che le ha porto le scuse formali delle istituzioni assicurando che verrà fatta piena luce su ogni eventuale responsabilità. Nel frattempo, il cuore inizialmente opzionato per offrire una nuova speranza a Napoli sarà assegnato a uno dei due bambini compatibili e in lista d’attesa con carattere di urgenza in altri centri italiani. Sulla tragica vicenda è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ribadendo la vicinanza del governo ai genitori: «Occorre attenersi alle indicazioni della scienza. Attendiamo ora di conoscere gli esiti delle indagini delle procure e delle ispezioni ministeriali, perché è doveroso fare chiarezza».

La Direzione Strategica del Monaldi ha già informato ufficialmente il Centro Nazionale Trapianti, mentre le autorità inquirenti lavorano per comprendere come un organo danneggiato sia potuto arrivare in una sala operatoria pediatrica, determinando un epilogo che nessuno avrebbe mai voluto leggere.

Il comitato di esperti, riunito per valutare il caso del bambino ricoverato al Monaldi, ha sancito l’impossibilità di procedere a un secondo trapianto. Secondo la relazione medica, il piccolo non sarebbe sopravvissuto all’intervento a causa di un quadro clinico estremamente compromesso: una recente crisi settica e, soprattutto, l’insorgenza di una nuova emorragia cerebrale. L’esecuzione di un trapianto richiede l’uso della circolazione extracorporea, procedura che rende il sangue incoagulabile e che avrebbe quasi certamente trasformato l’attuale lesione in un’emorragia massiva e fatale. Gli esperti hanno ritenuto che procedere avrebbe significato vanificare lo sforzo chirurgico e sprecare un organo prezioso, risorsa limitata che deve essere destinata a pazienti con concrete possibilità di recupero.

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