Materie critiche: la strategia Ue per l’Italia

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Materie critiche
Materie critiche

L’Unione Europea ha identificato 34 materie prime come “critiche” per la sua economia e la transizione energetica. Si tratta di minerali come litio, cobalto, grafite e terre rare, essenziali per produrre batterie, pannelli solari, turbine eoliche e semiconduttori. Il problema principale è una dipendenza strutturale da Paesi extra-europei, che espone l’industria a enormi rischi geopolitici e commerciali. L’Italia, in particolare, importa oltre il 90% di queste risorse, mettendo a repentaglio filiere che generano il 32% del suo Pil, pari a circa 690 miliardi di euro.

Il vero collo di bottiglia non è tanto l’estrazione, quanto la raffinazione. Sebbene l’estrazione di cobalto avvenga per il 70% in Congo e quella di litio in Australia e Cile, è la Cina a controllare le fasi successive di lavorazione. Pechino raffina circa il 60% del litio mondiale, oltre il 70% del cobalto e quasi il 90% delle terre rare. Questo le conferisce un potere di mercato enorme, trasformando le forniture in leve di pressione geopolitica attraverso possibili restrizioni all’export, come già avvenuto per gallio e germanio.

Per contrastare questa vulnerabilità, l’UE ha varato il Critical Raw Materials Act (CRM Act). Questo regolamento fissa obiettivi vincolanti entro il 2030: l’Europa dovrà estrarre almeno il 10% del proprio fabbisogno annuo, raffinarne il 40%, ricavarne il 25% dal riciclo e garantire che non più del 65% di una singola materia prima provenga da un unico Paese terzo. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica, accelerando i permessi per progetti di estrazione e recupero considerati strategici.

La strategia italiana si muove su tre direttrici, in linea con il piano europeo. In primo luogo, si valuterà il potenziale minerario nazionale, sebbene sia considerato limitato e con tempi autorizzativi lunghi (oltre 10 anni). In secondo luogo, si punterà con decisione sull’economia circolare e sull'”urban mining”, ovvero il recupero di materiali preziosi dai rifiuti elettronici (RAEE) e da altri prodotti a fine vita. Questa leva è fondamentale, anche se non basterà a coprire l’aumento esponenziale della domanda.

Infine, l’Italia sta rafforzando le partnership internazionali, soprattutto tramite il Piano Mattei per l’Africa, per diversificare gli approvvigionamenti. Per le imprese, il messaggio è chiaro: la gestione del rischio sulle materie prime è diventata una priorità. Sarà cruciale mappare le proprie catene di fornitura, non solo per gli acquisti diretti ma anche per i materiali “nascosti” nei componenti, e allinearsi agli obiettivi del CRM Act per garantire la continuità operativa e la competitività futura.

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