Svitolina scrive per Monfils: un ritratto d’amore

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Sport tennis
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Elina Svitolina ha affidato a una lettera per la figlia Skaï il ritratto più intimo di suo marito, Gaël Monfils. In occasione di quello che sarà l’ultimo Roland Garros del tennista francese, la giocatrice ucraina ha voluto raccontare l’uomo e l’atleta attraverso le pagine di The Players’ Tribune. L’obiettivo è spiegare alla figlia, ancora troppo piccola per comprendere, perché suo padre è stato una figura così importante per il tennis e per tante persone.

Per descrivere Monfils, Svitolina ha suggerito di tralasciare statistiche e classifiche. Secondo lei, bastava un singolo punto o un singolo colpo per capire la sua essenza. Il tennista francese possedeva una rara capacità: quella di suscitare emozioni nel pubblico, trasformando una partita in uno spettacolo. “Nei momenti migliori il tennis è anche magia. E tuo padre era il miglior mago”, ha scritto Svitolina, sottolineando come Monfils sapesse togliere il fiato agli spettatori.

La lettera ha svelato anche i dettagli della loro storia d’amore. Da giovane tennista in Ucraina, Elina conosceva Gaël solo attraverso la televisione. Il loro primo vero incontro è avvenuto nel 2017, ma la timidezza ha limitato lo scambio a un semplice saluto. Un anno dopo, Svitolina si trovava a Parigi e ha ricevuto un messaggio da Monfils dopo aver pubblicato alcune foto sui social. Quella sera, nonostante la presenza di amici comuni, i due hanno parlato a malapena.

È stato solo al momento dei saluti che lui le ha proposto un caffè per il giorno seguente. Quello che doveva essere un incontro veloce si è trasformato in un’intera giornata a passeggio per la capitale francese. “Avevamo così tanto in comune, ed è stato bello poter parlare in modo sincero della nostra realtà”, ha ricordato la tennista, colpita dalla sua capacità di ascoltare. Prima di salutarsi, Monfils ha tirato fuori un mazzo di carte per un trucco di magia, chiedendole un bacio sulla guancia in caso di successo. Ha indovinato la carta e, poche settimane dopo, i due vivevano già insieme. Tre anni più tardi è arrivato il matrimonio.

Svitolina ha descritto un Monfils molto diverso da quello percepito dal pubblico. Lontano dai campi, il giocatore sorridente e showman lascia il posto a un uomo riflessivo, silenzioso e complesso. La sua creatività si riversa ora nella vita familiare e nel supporto costante alla moglie. Questo sostegno si è rivelato fondamentale con l’invasione dell’Ucraina, paese d’origine di Elina. “Mi ha fatto sentire parte di una squadra”, ha ammesso, in un mondo, quello del tennis, dove spesso si impara a convivere con la solitudine.

La lettera ha toccato anche temi delicati come le difficoltà affrontate da Monfils, in particolare episodi di razzismo subiti fin da bambino. Infine, Svitolina ha riflettuto sulle pressioni subite dal marito per cambiare stile di gioco e diventare più “efficiente”. Per lei, però, la sua vera eredità non risiede nei titoli vinti, ma nell’essere rimasto sempre fedele a se stesso. “Spero che la gente dica: Gaël Monfils, non ce n’è stato un altro come lui”.

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