Calcio italiano, la Spagna accusa: ‘Sempre le stesse facce’

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Cronache Mercato
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Dalla Spagna è arrivato un pesante attacco al calcio italiano, descritto come un sistema in grave crisi e incapace di rinnovarsi. Dalle colonne del quotidiano Marca, il giornalista Dario Puig ha lanciato un’offensiva diretta contro la Serie A e la Nazionale, paragonando la situazione al film “Il giorno della marmotta” per la tendenza a riproporre sempre le stesse figure.

Secondo l’analisi spagnola, il nostro movimento sta attraversando una profonda crisi d’identità. Dopo aver sfiorato una rivoluzione con l’ipotesi di Pep Guardiola in panchina, simbolo di un cambiamento radicale, si è preferito tornare al passato, aggrappandosi a figure familiari. Questa mancata rottura con le vecchie abitudini è vista come la radice del declino che ha portato l’Italia, una delle nazioni più gloriose del calcio, a mancare la qualificazione ai grandi tornei internazionali.

La critica si concentra in particolare sulla gestione tecnica. La FIGC, pur manifestando l’intenzione di riconquistare un posto di rilievo, avrebbe continuato a scegliere nomi legati a cicli precedenti, come accaduto prima con Andrea Pirlo e poi con il ritorno di Roberto Mancini. Una scelta che, secondo Marca, dimostra l’incapacità di attuare quel cambiamento decisivo di cui il sistema avrebbe urgente bisogno.

Questo immobilismo non riguarda solo la Nazionale, ma si riflette in modo lampante anche nei club di vertice. È stato definito sconcertante come le panchine delle big di Serie A siano occupate quasi sempre dagli stessi allenatori. Si tratta di un circolo chiuso in cui nomi come Conte, Sarri, Spalletti, Gasperini, Gattuso, Pioli e Allegri si alternano costantemente tra Inter, Juventus, Milan, Napoli, Roma, Lazio e Atalanta.

Questa rotazione continua di tecnici è interpretata come un chiaro segno di invecchiamento e stagnazione, un modello che non permette a nuove idee di emergere. Gli effetti di questa mancata evoluzione, prosegue l’articolo, sono evidenti e a lungo termine. Il problema, però, non si limita alla guida tecnica delle prime squadre.

L’attacco si estende infatti anche ai settori giovanili. Citando esperti che hanno ricoperto ruoli federali, Marca ha sottolineato i “molti errori” commessi nella formazione dei giovani talenti. L’assenza di un’identità di gioco definita fin dalle fondamenta e uno sviluppo inadeguato dei calciatori hanno contribuito a bloccare la crescita. Il calcio italiano si sarebbe adagiato sul successo del Mondiale 2006, convinto che quel modello fosse ancora vincente, senza rendersi conto che nel frattempo il gioco, e il mondo, erano profondamente cambiati.

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