Benjamin Cremaschi, centrocampista del Parma classe 2003, ha aperto il libro dei suoi ricordi in una recente intervista, svelando aneddoti legati alla sua esperienza all’Inter Miami al fianco di Lionel Messi. Nato e cresciuto a Miami da genitori argentini, il giocatore ha condiviso il campo con il numero 10 per sei mesi prima del suo trasferimento in Italia, un periodo che ha lasciato un’impronta indelebile.
Il racconto del primo incontro con il campione del mondo ha contorni quasi surreali. “Era mattina presto al centro sportivo, lui era appena arrivato da Parigi”, ha spiegato Cremaschi. Trovatosi di fronte al suo idolo, accompagnato dai figli, l’esitazione ha preso il sopravvento. La soluzione è stata una telefonata alla madre, che lo ha spronato a cogliere l’attimo. “Mi ha consigliato di andare a presentarmi, dato che non c’era nessun altro. L’ho fatto e la cosa incredibile è che lui sapeva già chi fossi”.
L’esperienza sul campo di allenamento è stata altrettanto formativa. Il rispetto per Messi era tale da modificare le normali dinamiche di una partitella. “Portargli via la palla era quasi impossibile, ma soprattutto nessuno di noi voleva rischiare di fargli male con un tackle”, ha ammesso il centrocampista. Un atteggiamento che testimonia la sacralità della sua figura anche tra i compagni di squadra, tutti concordi nel preservarne l’integrità fisica.
Un altro tema toccato è stato quello della sua doppia identità culturale, diviso tra le radici argentine e la crescita negli Stati Uniti. “Mi sento tanto argentino quanto americano. La Florida è uno stato molto latino, in casa e con gli amici parliamo tutti spagnolo”, ha raccontato. La decisione sulla nazionale da rappresentare è stata ponderata a lungo in famiglia, portandolo alla fine a optare per la maglia degli USA, con cui si è guadagnato la convocazione per i Giochi Olimpici.
Proprio la sua duttilità tattica è stata una delle chiavi del suo successo. Cremaschi si è descritto come un giocatore a cui piace “fare un po’ di tutto”, prendendo a modello calciatori polivalenti come Valverde, Llorente e Reece James. “Penso sia un vantaggio mettersi a disposizione dell’allenatore per tante funzioni”, ha concluso. Questa sua versatilità, unita all’incredibile bagaglio di esperienza maturato a Miami, rappresenta oggi un valore aggiunto per il suo percorso a Parma.



