Berrettini allo US Open: “Tennis troppo intenso”

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Sport tennis
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Matteo Berrettini si è presentato allo US Open 2026 con uno spirito rinnovato, forte di una maggiore consapevolezza e serenità, pur mantenendo intatta la sua fame competitiva. Alla vigilia del torneo, l’ex numero 6 del ranking mondiale ha condiviso la sua nuova filosofia tennistica, che pone il benessere personale come priorità assoluta.

L’atleta ha spiegato come la sua prospettiva sia cambiata, spostando il focus dal risultato a ogni costo alla costruzione di un ambiente positivo. “Ho capito che devo stare bene, creare un ambiente che mi fa stare bene con il mio team e con le persone che mi sono accanto”, ha dichiarato Berrettini. “Grazie a questo posso arrivare in campo e gestire determinate difficoltà, affrontandole a testa alta”. Si tratta di una fase inedita della sua carriera, basata sull’equilibrio tra performance e salute psicofisica.

New York, del resto, rappresenta un luogo speciale per la sua carriera. Qui Berrettini ha scritto una delle sue pagine più importanti nel 2019, quando, a soli 23 anni e da numero 25 del mondo, raggiunse una storica semifinale. La sua corsa si interruppe contro Rafael Nadal, ma gli consentì di entrare nella storia del tennis italiano.

In quell’occasione, è diventato il quarto tennista italiano nell’Era Open a raggiungere il penultimo atto di un Major e il primo azzurro a riuscirci allo US Open dopo Corrado Barazzutti nel 1977. “Questa città mi ha dato tantissime gioie, purtroppo anche qualche delusione, una grossa”, ha ammesso. “Questo è uno Slam, è chiaramente un torneo più importante degli altri, ma so che se non dovesse andare bene ce ne sarà un altro. Vorrei che New York sia una città da cui prendo energia”.

Durante l’intervista, Berrettini ha dedicato un pensiero all’amico Jannik Sinner, costretto a rinunciare per la prima volta a uno Slam a causa di un infortunio al ginocchio. La situazione di Sinner ha offerto a Berrettini lo spunto per una riflessione più ampia sul tennis contemporaneo, diventato sempre più intenso e logorante per gli atleti.

“Fa parte del nostro percorso, della vita che facciamo e dell’intensità di questo sport, che è diventata veramente quasi troppa”, ha affermato, parole che rispecchiano anche il suo percorso personale, segnato da diversi stop forzati. L’obiettivo non è più soltanto spingersi oltre il limite, ma imparare a riconoscerlo e gestirlo per preservare la propria carriera nel lungo periodo.

Berrettini ha concluso sottolineando la sua costante ricerca del massimo impegno, nonostante le difficoltà. “Mi spingo al limite tutte le settimane. A volte dico al mio team che sarebbe interessante avere una telecamera nascosta per far vedere agli altri cosa succede”. Nonostante un periodo non semplice, compresa la trasferta americana, ha ribadito la sua capacità di trovare in campo la forza per superare ogni ostacolo.

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