Fiorentina, Vanoli critica la gestione del suo addio

81
Cronache Mercato
Cronache Mercato

Paolo Vanoli, ex allenatore della Fiorentina, ha parlato del suo addio alla panchina viola, esprimendo amarezza per come è stata gestita la sua mancata conferma. L’allenatore ha sottolineato di aver meritato di continuare il suo lavoro a Firenze, soprattutto dopo aver raggiunto un difficile obiettivo. “Il dispiacere è tanto, perché me lo sono meritato sul campo”, ha dichiarato, spiegando che avrebbe voluto costruire una squadra a sua immagine e portarla in alto.

Il tecnico ha ricordato il suo arrivo in un momento societario molto complesso. La squadra si trovava ultima in classifica con soli quattro punti e lo spogliatoio appariva spaventato e demotivato. Pochi giorni prima, anche il direttore Pradè aveva lasciato il club, lasciando Vanoli a gestire la situazione con Ferrari e Goretti. “Sono entrato in una società in un momento molto particolare. La cosa più difficile era far reagire i giocatori”.

L’obiettivo fissato dal presidente era chiaro e apparentemente proibitivo: sistemare la situazione e raggiungere la salvezza. Un traguardo che Vanoli è riuscito a tagliare, un risultato che oggi definisce con orgoglio un “capolavoro”. Aver mantenuto la Fiorentina in Serie A gli ha permesso di gettare le basi per il futuro del club. “Ho lasciato la Fiorentina in Serie A e ho dato la possibilità di costruire un sogno. Vedere oggi i tifosi festeggiare il centenario mi rende ancora più orgoglioso”.

Nonostante i risultati ottenuti, la sua avventura a Firenze si è conclusa. Vanoli non ha messo in discussione la scelta della società di non confermarlo, ma ha criticato aspramente le tempistiche della comunicazione. “Quello che mi ha dato più fastidio, personalmente e umanamente, sono stati i tempi”. Secondo l’allenatore, la decisione era già stata presa da tempo e un commiato più diretto e tempestivo sarebbe stato più rispettoso. “Si poteva tranquillamente dire ‘grazie, arrivederci'”.

Ha poi speso parole di stima per il direttore Paratici, descritto come una persona di valore che capisce veramente di calcio. Tuttavia, la sua riflessione finale è pragmatica, quasi rassegnata alle logiche del calcio moderno. “Il calcio ormai è un’azienda e, quando cambiano certe cose, rischi di cambiare anche tu. Quello che ho fatto sul campo, però, resta tangibile”. Un bilancio in cui la soddisfazione professionale si scontra con il rammarico umano.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome