La Federcalcio italiana sta valutando un possibile slittamento della scadenza per la selezione dei cinque stadi che ospiteranno Euro 2032, evento che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, intervenendo a ‘La Politica nel Pallone’ su Rai Gr Parlamento, ha confermato l’esistenza di un dialogo costante con la UEFA per discutere questa eventualità.
La scadenza per la consegna del dossier definitivo, originariamente fissata per l’inizio di ottobre, potrebbe quindi essere posticipata. “Abbiamo rispettato il primo traguardo di fine luglio, indicando stadi e città, adesso gli uffici stanno lavorando per fare una seconda valutazione”, ha spiegato Malagò, sottolineando come i rapporti con l’organo di governo del calcio europeo siano “idilliaci”. L’ipotesi di un rinvio è concreta e mira a consentire una scelta ponderata e strategica degli impianti migliori.
Il presidente federale ha poi spostato l’attenzione sulla Nazionale maggiore, in vista del ritorno di Roberto Mancini in panchina per gli impegni di Nations League. L’obiettivo primario, ha affermato, è creare una squadra solida e “riportare fiducia nelle persone” dopo le delusioni passate. “Non dobbiamo metterci nelle condizioni che un episodio singolo possa determinare un nuovo caso amaro”, ha dichiarato.
Un punto chiave del nuovo corso sarà la valorizzazione dei giovani talenti. Malagò ha insistito sulla necessità di guardare oltre la semplice qualificazione, costruendo un percorso a lungo termine. Ha citato come esempio positivo il caso di Romano, che ha scelto la maglia azzurra grazie al lavoro di convincimento di Mancini e Ranieri, confermando l’impegno della FIGC nel seguire da vicino altri ragazzi con doppia nazionalità.
Infine, Malagò ha commentato la vicenda legata al ‘caso tesseramento’ che potrebbe mettere a rischio il suo ruolo. Si è detto “assolutamente sereno” e per nulla preoccupato da una possibile decadenza. “Sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcuno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare”, ha affermato.
Il presidente ha inquadrato la questione come l’ultima di una serie di sfide alla sua leadership, ricordando i tentativi passati di commissariamento e gli ostacoli del ‘pantouflage’. “C’è una precisa logica dietro tutto questo, ma io resto sereno”, ha concluso, mostrando fermezza e tranquillità riguardo al suo futuro in Federcalcio.










