In Serie A si è aperto un profondo dibattito sull’utilizzo della tecnologia VAR. L’impressione è che si sia passati da un eccesso di revisioni a un silenzio che lascia irrisolti molti episodi dubbi, sollevando interrogativi sulla coerenza e sull’efficacia del protocollo. Questa nuova linea, se da un lato favorisce la fluidità del gioco, dall’altro rischia di lasciare sul campo errori potenzialmente decisivi.
La preoccupazione principale è che l’attuale approccio possa avere conseguenze rilevanti nelle fasi cruciali del campionato, quando i punti in palio decideranno scudetto, qualificazioni europee e retrocessioni. L’ultimo caso che ha alimentato le discussioni è stato il contatto tra Heggem e Oristanio durante Cagliari-Genoa. L’attaccante del Cagliari ha subito un intervento sul piede d’appoggio mentre si trovava in area, ma l’arbitro ha lasciato correre e la sala VAR non è intervenuta.
L’analisi delle immagini ha mostrato un contatto netto che avrebbe potuto giustificare la concessione di un calcio di rigore, ma la decisione di campo è stata considerata non palesemente errata. Un altro episodio simile ha riguardato il contatto tra Kalulu e Rowe in Milan-Verona. Il difensore rossonero ha trattenuto a lungo la maglia dell’avversario, causandone la caduta. Anche in questa occasione, né l’arbitro né il VAR hanno ritenuto di dover sanzionare l’intervento.
Questi casi si contrappongono ad altri, come il rigore assegnato al Venezia contro la Lazio per un fallo di Yeboah su Taylor, considerato meno evidente, alimentando dubbi sulla soglia di intervento. La tendenza a un utilizzo minimo della revisione a video non è un fatto nuovo in questa stagione. Fin dalla prima giornata si sono registrati episodi controversi, come la spinta di De Ketelaere a Vásquez in Genoa-Atalanta, che non ha portato a un’analisi al monitor.
Analogamente, si è discusso del tocco di braccio di Vlasic in Torino-Milan, giudicato non punibile. Tra gli altri episodi che hanno fatto discutere ci sono stati il presunto fallo di mano di Lobotka in Inter-Napoli, su cui è stato detto che le immagini non fornivano una certezza assoluta, e la condotta violenta di Jimenez su Bracaglia in Fiorentina-Frosinone, non sanzionata nonostante la sua evidenza. A questi si aggiunge il rigore non concesso al Lecce per un intervento di Gagliardini su N’Dri in Cagliari-Lecce.
Questa serie di mancate revisioni ha portato a un dato statistico significativo. La prima “on-field review” della stagione è arrivata solo alla quarta giornata, nella trentaduesima partita del campionato, per un fallo di mano di Cittadini in Genoa-Frosinone. L’episodio è stato quasi un’eccezione in un contesto di generale passività del VAR. La questione ora è trovare il giusto equilibrio tra il non interrompere eccessivamente il gioco e la necessità di garantire la correzione degli errori chiari ed evidenti, un obiettivo per cui la tecnologia era stata introdotta.







