“Questo è il mio numero”. “E questo il mio”. Così è iniziato il dialogo con una donna bionda e bellissima, che non passava inosservata. Si è rivelata una persona dolce, intelligente e interessante, una scoperta avvenuta gradualmente attraverso le conversazioni.
Il primo bacio è arrivato molto tempo dopo, in auto vicino a Piazza del Popolo, nell’intimità della penombra, come due adolescenti. Ha confessato di aver provato una forte emozione e un po’ di paura. Nonostante i tanti baci dati in vita sua, quello lo ha considerato di un’importanza fondamentale, un momento che non poteva sbagliare.
Ha paragonato quella sensazione al rigore calciato contro l’Australia ai Mondiali del 2006: momenti cruciali per il futuro, veri inni alla gioia. Si è trovato assalito dai dubbi tipici dell’adolescenza: “La bacio io o aspetto che lo faccia lei? Chiudo gli occhi o li tengo aperti? E se poi non le piace?”. Alla fine, si sono dati il bacio giusto al momento giusto, con la città eterna a fare da sfondo al loro futuro.
Un altro racconto, dal tono completamente diverso, ha riguardato la perdita del padre. Tutto è iniziato con una telefonata. “Pronto?”. Per lunghissimi istanti, dall’altra parte del telefono c’è stato solo silenzio, interrotto da un respiro quasi trattenuto. “Pronto?”. “Purtroppo, Frà…”.
Appena ha sentito la parola “purtroppo”, ha capito. Il mondo gli è crollato addosso. Suo padre era morto. A comunicarglielo è stato il dottore che lo aveva in cura allo Spallanzani di Roma, dove era ricoverato per Covid-19, con una voce ferma e gentile, forzando le proprie pause e le sue paure.
Il medico era una persona che non sgarrava mai e che, puntuale, si faceva sentire per gli aggiornamenti ogni sera tra le 19:30 e le 20. Quella volta, però, la brutta notizia è arrivata con sette ore di anticipo. “Purtroppo, Frà, quando i pazienti vengono intubati, significa che è difficile tornare indietro”, gli ha spiegato.
Papà Enzo, il “mitico Sceriffo”, se n’è andato così come aveva vissuto: senza parlare, se non con lo sguardo. Ha trascorso gli ultimi istanti attaccato a un macchinario che lo aiutava a respirare, prima che la malattia gli strappasse anche l’ultimo soffio. La morte, ha concluso, gli ha cambiato la vita, un’esperienza definita non un controsenso, ma pura angoscia.








