“Ti scanno come un maiale se non paghi”: estorsione dal carcere di Poggioreale, arrivano le condanne

L’imprenditore di Trani avrebbe ricevuto richieste fino a 30mila euro e minacce. Condannata anche Rosa Fiore

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Il carcere di Poggioreale
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Le richieste di denaro sarebbero partite direttamente dal carcere di Poggioreale, dove era detenuto per scontare una condanna definitiva legata a un omicidio commesso nel 2017. Dall’altra parte ci sarebbe stato un imprenditore di Trani, sottoposto secondo la ricostruzione investigativa a una pressione crescente: prima migliaia di euro da consegnare come prezzo della “protezione”, poi cifre sempre più consistenti, fino alle minacce quando i pagamenti non sarebbero più stati possibili.

La vicenda si è conclusa in primo grado con due condanne. La gup del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, ha inflitto 6 anni e 8 mesi di reclusione ad Alessandro Corda, pluripregiudicato tranese ritenuto affiliato al clan Capriati di Bari vecchia e accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tre anni e 8 mesi, invece, sono stati inflitti a Rosa Fiore, anche lei imputata per estorsione aggravata e indicata dagli investigatori come una delle persone incaricate di incassare parte del denaro.

I fatti contestati si sarebbero verificati tra giugno 2024 e marzo 2025. Secondo quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, Corda avrebbe utilizzato un telefono cellulare che aveva a disposizione durante la detenzione per mantenere i contatti con l’imprenditore. Le somme richieste sarebbero progressivamente aumentate: da 5mila euro fino ad arrivare a 30mila.

Il denaro, stando agli accertamenti, non sarebbe stato consegnato direttamente a Corda. L’imprenditore avrebbe effettuato i pagamenti a persone diverse, seguendo le indicazioni ricevute. Un meccanismo che sarebbe andato avanti fino a quando la vittima non avrebbe più avuto la possibilità di far fronte alle richieste.

E’ a quel punto che, secondo la ricostruzione accusatoria, il tono delle comunicazioni sarebbe cambiato. Alle pretese economiche si sarebbero aggiunte minacce rivolte all’imprenditore e ai suoi familiari. Tra le espressioni contestate agli imputati anche una frase particolarmente violenta: “Ti scanno come un maiale”.

L’indagine della Dda barese è nata dall’esame di alcuni telefoni sequestrati nell’ambito di un’altra inchiesta. Proprio dall’analisi dei dispositivi sarebbero emersi i contatti con l’imprenditore e una situazione descritta dagli investigatori come caratterizzata da continue richieste di denaro legate alla prospettiva di ottenere protezione.

Gli investigatori hanno quindi approfondito la vicenda attraverso l’esame delle conversazioni e delle chat, attività di pedinamento e l’ascolto di persone informate sui fatti. Gli elementi raccolti hanno portato alla contestazione dell’estorsione aggravata nei confronti di Corda e Fiore.

La sentenza è arrivata al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Oltre alle pene detentive, i due imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, rappresentate dall’imprenditore indicato come vittima e dal Comune di Trani.

La vicenda giudiziaria, però, non è ancora conclusa per tutti i soggetti coinvolti nell’inchiesta. Altri quattro presunti sodali di Corda sono infatti attualmente sotto processo con rito ordinario.

Le responsabilità degli imputati sono quelle accertate dalla sentenza e, per gli eventuali procedimenti ancora in corso, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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