L’avventura in rossonero di un acquisto estivo di spicco si è rivelata finora un enigma. Arrivato per aggiungere fisicità e inserimenti al centrocampo, il giocatore inglese non ha mai inciso come sperato, lasciando un vuoto di prestazioni e leadership che la squadra ha faticato a colmare. La sua esperienza al Milan è stata un continuo “vorrei ma non posso”, un potenziale inespresso che ha lasciato perplessi staff tecnico e tifosi.
Un dato, più di ogni altro, ha fotografato impietosamente il suo momento di difficoltà. Secondo le statistiche ufficiali della Lega Serie A, dopo le prime giornate di campionato, tra i calciatori di movimento con almeno cinque presenze, l’ex Chelsea è risultato quello con la minor distanza percorsa in campo. Con soli 25,8 chilometri coperti, si è posizionato addirittura dietro al portiere Mike Maignan, che ha totalizzato 25,9 chilometri.
Questa statistica, sebbene parziale, è un indicatore allarmante della sua scarsa partecipazione alla manovra e della mancanza di intensità, qualità fondamentali per un centrocampista moderno. Un dato che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme all’interno del club.
Nonostante un rendimento palesemente al di sotto delle aspettative, il calciatore ha sempre incassato la fiducia degli allenatori che si sono succeduti. È stato schierato con continuità nel suo ruolo prediletto, quello di trequartista alle spalle della punta, con il compito di legare il gioco e attaccare gli spazi. Tuttavia, in sette mesi non è arrivato neanche un gol o un assist decisivo, un bilancio desolante per un giocatore con il suo pedigree.
Il problema non sembra risiedere nelle scelte tattiche, ma in una condizione psicologica precaria. La mancanza di fiducia nei propri mezzi è apparsa evidente in numerose circostanze. L’analisi del suo gioco ha rivelato una fragilità mentale inaspettata. Spesso è risultato perdente nei duelli fisici, anche contro avversari meno prestanti, un segnale di una scarsa determinazione e di un approccio passivo alla partita.
Quella potenza fisica che lo aveva contraddistinto in Premier League è rimasta solo un lontano ricordo, sostituita da un’apatia che ne ha limitato l’impatto in ogni fase di gioco. Con un contratto in scadenza a luglio, il suo futuro a Milano appare ormai segnato. I dialoghi per un eventuale rinnovo, avviati timidamente in estate, si sono arenati di fronte a prestazioni così deludenti.
L’ingaggio da 4 milioni di euro netti a stagione, reso sostenibile per il club grazie ai benefici del Decreto Crescita, è considerato eccessivo per un elemento non determinante. Salvo un’improbabile e repentina inversione di tendenza, le strade si separeranno. Per lui si profila un ritorno in Premier League a parametro zero, dove potrà cercare di rilanciare una carriera che a Milano non è mai decollata.





