Marco Tardelli ha espresso parole di ferma condanna per quanto è accaduto allo Stadium prima di una recente gara contro l’Atalanta. L’ex campione bianconero ha commentato l’episodio in cui una parte della tifoseria ha mancato di rispetto al minuto di silenzio per la scomparsa di Sandro Mazzola, voltando le spalle e intonando cori.
“Faccio fatica ad accettare ciò che è accaduto, abbiamo toccato uno dei punti più bassi mai visti”, ha dichiarato l’ex centrocampista. Secondo la sua analisi, è difficile trovare una spiegazione logica per i fatti avvenuti, se non ricondurli a un’ignoranza profonda e dilagante: “L’unica spiegazione mi porta a dire che all’ignoranza non c’è mai fine. La voglia di conoscere e la curiosità sembrano non trovare più posto”.
Per Tardelli, la soluzione risiede nell’educazione al rispetto, un compito che spetta in primis alle società sportive e ai loro settori giovanili. È lì, dove i più piccoli iniziano a dare i primi calci al pallone, che si formano non solo i futuri calciatori, ma anche i tifosi e gli spettatori di domani. “Nel nostro mondo serve parlare anche di storia, del passato e dell’esempio di uomini come Mazzola. Altrimenti non c’è futuro se non diamo peso e valore a ciò che è stato vissuto”.
Un aspetto particolarmente grave dell’episodio è stato l’utilizzo del nome di Gaetano Scirea, invocato dai tifosi durante i cori. Tardelli si è mostrato sdegnato da questo gesto, considerandolo un affronto alla memoria di un uomo che ha incarnato i valori opposti. “Hanno urlato il nome di Gaetano Scirea, un ragazzo, un uomo, un professionista che ha fatto del rispetto una delle ragioni di vita. Ma come si fa? Cosa passa nella testa di questa gente?”.
La sua richiesta è stata netta e accorata: “Lasciate stare in pace il nome di Scirea, non va pronunciato in situazioni del genere”. Un appello a non strumentalizzare una figura simbolo di lealtà e correttezza sportiva, il cui esempio stride violentemente con l’atto di disprezzo compiuto allo stadio.
Infine, ha voluto ricordare la figura di Sandro Mazzola, non solo come avversario ma anche come uomo. “È stato un giocatore non comune, se lo ricordano tutti. E oltre al giocatore c’era una grande umanità”. Un campione che in campo non si lamentava mai, incassava i colpi e si rialzava, e che fuori dal campo Tardelli ha avuto modo di conoscere come “dirigente preparato e presente”. Un omaggio sentito a una leggenda del calcio italiano, offuscato da un gesto che ha lasciato una profonda ferita.











