CASERTA – Visite anticipate senza autorizzazione, accertamenti che sarebbero stati svolti anche in assenza dei pazienti e prescrizioni di dispositivi ortopedici non giustificate dalle loro condizioni. In cambio, secondo la Procura di Napoli, alcuni medici avrebbero ricevuto denaro, tablet, smartphone e altri regali. A beneficiare del presunto sistema sarebbero state alcune società di ortopedia, attraverso forniture poste a carico del Servizio sanitario nazionale. È il quadro delineato dall’indagine condotta dai carabinieri del Nas di Napoli. Il procedimento riguarda oltre cento indagati.
La Procura ha chiesto la custodia in carcere per 35 persone, gli arresti domiciliari per 51 e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un’altra. Il gip Mariano Sorrentino ha fissato gli interrogatori preventivi di 43 indagati, in calendario dal 19 al 29 ottobre: i 35 per i quali è stato proposto il carcere e otto di quelli per cui sono stati richiesti i domiciliari. Si è riservato di decidere sulle istanze cautelari, comprese quelle relative agli indagati non convocati in questa fase, a conclusione degli interrogatori. Le contestazioni comprendono, a seconda delle singole posizioni, ipotesi di associazione per delinquere, corruzione, falso e truffa.
L’inchiesta tocca un principio che riguarda tutti. La sanità pubblica è una delle grandi conquiste del Paese perché garantisce il diritto di curarsi indipendentemente dal reddito. Quel diritto si regge sull’impiego delle risorse comuni per rispondere ai bisogni dei pazienti. Se fossero accertate forniture pagate dal Ssn senza una reale necessità, il danno non riguarderebbe soltanto i conti pubblici: fondi destinati alle cure sarebbero stati spesi indebitamente.
Il meccanismo
La Procura descrive sette presunte associazioni, ciascuna collegata a una diversa attività ortopedica: Acquaviva, Petta, Borrelli, Orthosalus, Ortosanitaria Reale, Ortopedia Meridionale Salvo Zungri e Ortopedia Zungri Franco. Chiariamolo: è la ricostruzione degli inquirenti, ancora da verificare nel procedimento.
Secondo l’accusa, persone attive nelle ortopedie, in centri di assistenza fiscale (Caf) e patronati avrebbero contribuito a procurare la documentazione sanitaria necessaria per le prescrizioni, in alcuni casi ritenuta falsa. Gli atti chiamano in causa medici prescrittori delle Asl dell’area di Napoli e di Caserta; tra le aziende sanitarie espressamente indicate nelle contestazioni figurano l’Asl Napoli 1 Centro e l’Asl Napoli 2 Nord. Le ipotesi d’accusa riguardano comportamenti individuali e non attribuiscono responsabilità alle aziende sanitarie nel loro complesso.
L’indagine pone anche una domanda che riguarda il futuro del servizio pubblico: come intercettare eventuali irregolarità prima che le forniture siano state pagate? Gli accertamenti giudiziari ricostruiscono fatti già avvenuti; verifiche tempestive sulle visite, sulle prescrizioni e sui dispositivi effettivamente consegnati possono invece impedire che risorse destinate ai pazienti vengano spese senza necessità. Controlli efficaci tutelano anche i medici e le aziende che operano correttamente, evitando che i sospetti su singole condotte ricadano su un intero settore.
L’ortopedia Acquaviva
Torniamo ai fatti dell’inchiesta. La prima delle sette presunte associazioni per delinquere tracciate dai militari dell’Arma ruota attorno all’Ortopedia Acquaviva. A promuoverla e organizzarla, secondo la Procura, sarebbe stato il castellano Giancarlo Tommasi. Nell’attività dell’ortopedia gli investigatori collocano, fra gli altri, Davide Ciotola, Annunziata Iorio, Patrizia Cappabianca, Patrizia Crocella, Anna Agizza e Manuele Palmieri. La rete ipotizzata dagli inquirenti si sarebbe estesa a operatori di Caf e patronati, al medico oculista Antonio Armano e ad Antonio Bocchetti, infermiere in servizio presso l’Asl Napoli 1 Centro.
Il gruppo avrebbe procurato ai clienti la documentazione sanitaria necessaria per ottenere presidi ortopedici a carico del Ssn anche quando non ve ne sarebbe stato un reale bisogno. Alcuni documenti, secondo la Procura, sarebbero stati falsi. Nella stessa contestazione compaiono i medici prescrittori Giuseppe Santella, Mario Vela, Antonio Velotti, Armando De Cicco, Salvatore Mosca, Vincenzo Grimaldi, Pietro Diffidenti, Cosimo Chiummo, Antonio Strangio, Benedetto Caterino, Biagio Vincenti, Francesco Salemme e Paola Scognamiglio. Secondo la Procura, ai medici indicati viene contestato di aver ricevuto denaro o altre utilità in cambio di visite e prescrizioni che avrebbero favorito le forniture a carico della sanità pubblica.
I fatti relativi a questa prima presunta associazione sarebbero iniziati a Napoli almeno nel 2016 e proseguiti fino al giugno 2023. Saranno gli interrogatori e i successivi passaggi giudiziari a stabilire se il sistema descritto dalla Procura sia esistito e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.
Nel collegio difensivo, tra i legali impegnati, Giuseppe Stellato, Annamaria Picascia, Gianluca Formisano, Luca Felaco, Giovanni Esposito, Domenico Di Criscio, Gabriele Di Criscio, Ferdinando Letizia, Gianluca Giordano, Luigi Iannettone e Lelio Pappa Monteforte.

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